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Diani Beach, Perché questo blog?
Questo blog nasce per uno scopo ben preciso. Ossia aiutare il turista che si reca nella zona di Diani Beach a fidarsi dei ragazzi che lavorano lungo la spiaggia per conto delle agenzie locali.
L'idea è venuta dopo aver scoperto sul web il blog dei Beach Boys di Watamu. E così mi sono detta, perché non fare anche quello per i ragazzi di Diani?
I ragazzi di cui parlo in questo blog li conosco tutti personalmente. Non posso dire che garantisco completamente per loro, ma so che di loro mi sono fidata e non mi hanno deluso.
Chiunque decida di rivolgersi a loro, sappia che in Kenya la fame è una realtà concreta, e forse anche loro saranno tentati dal fare soldi facili, come tutti quelli che cercano disperatamente di sopravvivere in un paese africano.
Consiglio a chi sceglierà di rivolgersi alle agenzie locali:
- di farsi spiegare dettagliatamente cosa prevedono le varie escursioni e i vari programmi (cene, gite, e compagnia bella)
- di farsi fare una proposta economica
- di farsi fare una proposta economica anche da altre agenzie locali in modo da vedere le differenze
- di contrattare SEMPRE
- in caso di prenotazione di safari o escursioni, farsi lasciare la ricevuta dall'agenzia
- di non lamentarsi se dopo aver chiuso l'affare, scopriranno che altrove i prezzi possono essere anche più bassi.
Sono le leggi di mercato. Quando si va al Decathlon e si comprano un paio di scarpe, non si protesta con i commessi se poi da un'altra parte le stesse scarpe costano di meno.
I miei ragazzi lavorano sodo e cercano sempre di accontentare il cliente al meglio. E' anche vero che se un turista non apre gli occhi, la tentazione di fare soldi facili su di lui è forte. Per cui non andate in giro a dare l'impressione di essere degli euro che camminano. Date il giusto valore al denaro e fate sempre capire che noi europei non siamo tutti ricchi.
Spero che questo blog possa essere utile a tutti quelli che hanno voglia di conoscere meglio il mio Kenya, che hanno voglia di guardarlo con i miei occhi, e che non hanno paura del contatto con la popolazione locale.
Buon Kenya a chi parte
Roberta
Importante
Come consultare il blog: dai un'occhiata all'indice che trovi nella barra qui a destra e esplora il blog partendo da li.
Kenya: Diani/Ukunda - Una nuova struttura: Water Lovers
02/06/2008

Ciao a tutti,
questo blog continua a sorprendermi. Stavolta è merito di due ragazzi italiani che si sono trasferiti a Diani e hanno realizzato un sogno. Io amo la gente che insegue i propri sogni, li acchiappa e fa di tutto per realizzarli. Questa volta il sogno si chiama Water Lovers.
Valentina e Riccardo hanno scelto questo nome per un nuovo piccolo resort che hanno costruito di fianco al Diani Sea Resort. La zona è stupenda, a due passi dallo Shopping center e dal Barclays Bank. Il loro sogno si è realizzato in pochi mesi.
Clicca QUI per vedere l'avanzamento dei lavori.
Contattateli a questo indirizzo email per tutte le informazioni di cui avete bisogno: info@waterlovers.it
E per le novità, date un'occhiata al loro sito: http://www.waterlovers.it/ (al momento in costruzione, ma verrà su bellissimo!).
Chi si presenterà loro dicendo di aver preso il contatto da questo blog, avrà uno sconto del 10% sulle tariffe.
E ora leggete come è nato il sogno e andate a trovarli presto. La struttura apre ai primi di agosto 2008, per cui se non avete ancora scelto la vostra sistemazione a Diani, che aspettate? Andate a vedere come si costruiscono i sogni e fate in modo che Riccardo e Valentina non smettano mai di sognare.
"Ciao Roberta, innanzitutto grazie ancora per l’interesse nella nostra avventura.
In effetti la vita riserva tante sorprese e mai ci saremmo aspettati di finire a vivere in Kenya, ma la passione per il mare e la natura in genere ci ha guidato pian piano fino a ritrovarci a nuotare in questo paradiso.
L’ispirazione è nata dalla visione di un film molto commovente, ambientato in Uganda e incentrato sulla vita di Diane Fossey una biologa che ha dato la vita per la salvaguardia e lo studio di una specie di primati molto vicine all’uomo, i Gorilla di Montagna.
Dopo aver girato un bel pò fra Malesia, Cuba, Messico, Maldive e altri posti legati al mare, Vale mi ha chiesto di accompagnarla a realizzare quel suo sogno. Studiammo il viaggio combinando i gorilla in Uganda con un safari in Kenya (il Masai Mara, folgorante…chi c’è stato mi capirà).
Alla fine del viaggio, per compensare la crisi di astinenza dal mare, ci saremmo presi una settimana sulle coste del Kenya, questo il patto.
Scegliemmo la costa a nord di Mombasa (Nyali Beach), molto bella e ventosa, (surfammo tutta la settimana) ma l’ultimo giorno, poiché non c’era vento decidemmo di fare un giro di un paio d’ore verso la costa sud…. fu amore a prima vista!
I colori molto più belli, l’aria rilassata di un posto di vacanza, fuori dalla confusione e dalla inquietudine di Mombasa (anche dal punto di vista della sicurezza) ma sempre a due passi dall’aereoporto e dai servizi che la città offre (uffici, agenzie, negozi).
Ci sono voluti due anni facendo su e giù in occasione di ogni possibile vacanza ricavata in Italia dal nostro lavoro, che nel frattempo portavamo avanti (anche il ponte del 1°maggio una volta è bastato a partire). Non è stato facile trovare un bel terreno e riuscire ad acquistarlo, ma come un’oasi nel deserto per l’assetato, quando abbiamo concluso, ci siamo sentiti rivivere.
Era come ricominciare da zero, ma stavolta direttamente sul mare, a due bracciate dalla barriera corallina e in uno dei posti più belli per il vento e la temperatura dell’acqua e dell’aria.

Oggi finalmente siamo alla fine dei lavori, che come puoi immaginare, gia sono una follia in Italia, ma non ti puoi neanche sognare cosa sono nell’Africa nera…
Il progetto del posto lo abbiamo fatto completamente noi due, io e Vale, fin nei piccoli dettagli, perciò, magari siamo di parte, ma puoi capire la nostra soddisfazione oggi che lo vediamo finito!!
Lo stile finale qui lo chiamano Afro-shic, ma in realtà nel nostro caso è una contaminazione di Sardegna, Caraibi e etnico che ci portiamo dietro dai nostri viaggi.
La struttura è formata da sei camere con vista sull’Oceano e sulla piscina, molto spaziose ed ognuna con la propria veranda. Un ristorante praticamente sull’acqua, riservato agli ospiti, con una cucina ricercata che combina una tradizione mediterranea con ingredienti locali(pesce in particolare, visto che qui arriva fresco ogni mattina dal nostro pescatore). Davanti al ristorante c’è una piscina a forma di tartaruga con bordo a sfioro sul mare. Oltre ai cottage c’è poi la villa (sempre vista mare) dove è possibile ospitare fino a otto persone. La villa è completa di cucina e, a richiesta per chi vuole rilassarsi fino in fondo, è possibile avere un cuoco a disposizione (oltre le pulizie giornaliere che invece sono sempre incluse) .
Il nostro spirito è di ricevere degli ospiti all’arrivo e di salutarli come amici alla partenza.
Sappiamo bene quanto è importante l’assistenza per organizzare il viaggio nei minimi dettagli perché l’abbiamo vissuta tante volte sulla nostra pelle e siamo entusiasti di aiutare chi ci raggiunge per organizzare un safari oppure una semplice escursione.
Sono questi gli obiettivi che ci siamo dati aprendo un posto che si differenzia dai grandi alberghi per la selezione dei servizi e la qualità delle relazioni umane.
Spero di averti dato una idea di quello che dovrebbe essere il WaterLovers e di come ci siamo arrivati. Grazie ancora per averci dato questa opportunità e speriamo presto di conoscerti anche di persona.
Un saluto da Riccardo e Valentina."
info@waterlovers.it
07/09/2008
Ad agosto 2008 sono stata di nuovo a Diani (stavolta per tre settimane) e sono andata a trovare Riccardo e Valentina. Qui sotto c'è il video delle foto che ho scattato quando sono stata da loro. Presto metterò online le riprese fatte con la videocamera.
Che dire, la struttura è stupenda, curata nei minimi dettagli e Riccardo e Valentina sono straordinari. Ci hanno messo tutta l'anima per ottenere un risultato perfetto in ogni particolare. Il lavoro di questi mesi ha avuto i suoi frutti e immagino che enorme soddisfazione per loro.
I cottages hanno il nome di un animale e se il cottage è l'Hyppo, all'interno troverete un mega ippopotamo che vi aspetta. Non abbiate paura, è innocuo, è fatto in legno :)
Com'è avvenuto l'incontro? Beh, già il secondo giorno dal mio arrivo ho deciso che dovevo andare a far loro una sorpresa. Ho lasciato dunque il Diani Sea Lodge alle mie spalle e ho camminato verso il Diani Sea Resort. A un certo punto vedo una donna che cammina in riva al mare con un ragazzo del posto. Mi dico: "quella ragazza sembra Valentina"...Avevo visto le sue foto qui. Mi rendo poi subito conto che l'ho detto a voce alta, e la mia amica Stefania urla: "Valentinaaa!"... Eh si, è proprio lei.
E' stato bellissimo incontrarla perché era come se mi aspettasse e ci conoscessimo da una vita. Ci siamo abbracciate e subito ha chiamato Riccardo: "Indovina chi c'è?... ROBBERTA!". Che emozione, mi aspettavano sul serio, anche se nessuno sapeva che sarei arrivata.
La struttura si trova tra l'Aisha Cottage e il Diani Sea Resort. Se deciderete di alloggiare presso altre strutture, e se quando sarete li, avrete voglia di farvi una passeggiata e andarli a trovare, sono certa che Riccardo e Valentina vi accoglieranno a braccia aperte e vi accompagneranno per un tour guidato di Water Lovers. E' anche possibile andare a cena nel loro ristorante (a pagamento) dietro prenotazione. Il posto è da sogno. Si respira una pace infinita e la vista sul mare è mozzafiato.
Una sera io e Stefania siamo state invitate a cena e enorme sorpresa è stata l'immensa cura dei particolari anche nella preparazione dei piatti. Abbiamo mangiato benissimo. Pareva d'essere in un ristorante di lusso, dove i sapori sono finemente creati da artisti della cucina. Valentina è l'artista in questione, e ha trasmesso il suo sapere ai cuochi che hanno fatto un lavoro strepitoso.
Non dev'essere facile mettersi a confronto con la popolazione locale e istruirla al meglio per ottenere risultati di tale livello. Nulla da togliere ai locali, però credo che ci voglia una pazienza mica da ridere per lavorare fianco a fianco con i keniani :) Il pole pole deve diventare haraka haraka quando si tratta di lavoro. E non tutti riescono a capirlo.
La piscina, il bar, il giardino, la villa e i cottages sono inseriti in un incastro perfetto con davanti una spiaggia meravigliosa. E se ancora non v'è venuta voglia di andarci, aggiungo che stando da loro vi sentirete realmente a casa. A me sono bastati pochi minuti di chiacchiere che già mi sentivo in famiglia, pur essendo così lontana dalla mia.
Verrete coccolati da mattina a sera e farete una vacanza indimenticabile, sotto tutti i punti di vista.
Chiedo a chi passerà dalle loro parti, di lasciare un commento su Water Lovers qui sul blog. E anche sul forum IlGiramondo a questo link:
Kenya: Diani - Water Lovers .

Ciao a tutti,
questo blog continua a sorprendermi. Stavolta è merito di due ragazzi italiani che si sono trasferiti a Diani e hanno realizzato un sogno. Io amo la gente che insegue i propri sogni, li acchiappa e fa di tutto per realizzarli. Questa volta il sogno si chiama Water Lovers.
Valentina e Riccardo hanno scelto questo nome per un nuovo piccolo resort che hanno costruito di fianco al Diani Sea Resort. La zona è stupenda, a due passi dallo Shopping center e dal Barclays Bank. Il loro sogno si è realizzato in pochi mesi.
Clicca QUI per vedere l'avanzamento dei lavori.
Contattateli a questo indirizzo email per tutte le informazioni di cui avete bisogno: info@waterlovers.it
E per le novità, date un'occhiata al loro sito: http://www.waterlovers.it/ (al momento in costruzione, ma verrà su bellissimo!).
Chi si presenterà loro dicendo di aver preso il contatto da questo blog, avrà uno sconto del 10% sulle tariffe.
E ora leggete come è nato il sogno e andate a trovarli presto. La struttura apre ai primi di agosto 2008, per cui se non avete ancora scelto la vostra sistemazione a Diani, che aspettate? Andate a vedere come si costruiscono i sogni e fate in modo che Riccardo e Valentina non smettano mai di sognare.
"Ciao Roberta, innanzitutto grazie ancora per l’interesse nella nostra avventura.
In effetti la vita riserva tante sorprese e mai ci saremmo aspettati di finire a vivere in Kenya, ma la passione per il mare e la natura in genere ci ha guidato pian piano fino a ritrovarci a nuotare in questo paradiso.
L’ispirazione è nata dalla visione di un film molto commovente, ambientato in Uganda e incentrato sulla vita di Diane Fossey una biologa che ha dato la vita per la salvaguardia e lo studio di una specie di primati molto vicine all’uomo, i Gorilla di Montagna.
Dopo aver girato un bel pò fra Malesia, Cuba, Messico, Maldive e altri posti legati al mare, Vale mi ha chiesto di accompagnarla a realizzare quel suo sogno. Studiammo il viaggio combinando i gorilla in Uganda con un safari in Kenya (il Masai Mara, folgorante…chi c’è stato mi capirà).
Alla fine del viaggio, per compensare la crisi di astinenza dal mare, ci saremmo presi una settimana sulle coste del Kenya, questo il patto.
Scegliemmo la costa a nord di Mombasa (Nyali Beach), molto bella e ventosa, (surfammo tutta la settimana) ma l’ultimo giorno, poiché non c’era vento decidemmo di fare un giro di un paio d’ore verso la costa sud…. fu amore a prima vista!
I colori molto più belli, l’aria rilassata di un posto di vacanza, fuori dalla confusione e dalla inquietudine di Mombasa (anche dal punto di vista della sicurezza) ma sempre a due passi dall’aereoporto e dai servizi che la città offre (uffici, agenzie, negozi).
Ci sono voluti due anni facendo su e giù in occasione di ogni possibile vacanza ricavata in Italia dal nostro lavoro, che nel frattempo portavamo avanti (anche il ponte del 1°maggio una volta è bastato a partire). Non è stato facile trovare un bel terreno e riuscire ad acquistarlo, ma come un’oasi nel deserto per l’assetato, quando abbiamo concluso, ci siamo sentiti rivivere.
Era come ricominciare da zero, ma stavolta direttamente sul mare, a due bracciate dalla barriera corallina e in uno dei posti più belli per il vento e la temperatura dell’acqua e dell’aria.

Oggi finalmente siamo alla fine dei lavori, che come puoi immaginare, gia sono una follia in Italia, ma non ti puoi neanche sognare cosa sono nell’Africa nera…
Il progetto del posto lo abbiamo fatto completamente noi due, io e Vale, fin nei piccoli dettagli, perciò, magari siamo di parte, ma puoi capire la nostra soddisfazione oggi che lo vediamo finito!!
Lo stile finale qui lo chiamano Afro-shic, ma in realtà nel nostro caso è una contaminazione di Sardegna, Caraibi e etnico che ci portiamo dietro dai nostri viaggi.
La struttura è formata da sei camere con vista sull’Oceano e sulla piscina, molto spaziose ed ognuna con la propria veranda. Un ristorante praticamente sull’acqua, riservato agli ospiti, con una cucina ricercata che combina una tradizione mediterranea con ingredienti locali(pesce in particolare, visto che qui arriva fresco ogni mattina dal nostro pescatore). Davanti al ristorante c’è una piscina a forma di tartaruga con bordo a sfioro sul mare. Oltre ai cottage c’è poi la villa (sempre vista mare) dove è possibile ospitare fino a otto persone. La villa è completa di cucina e, a richiesta per chi vuole rilassarsi fino in fondo, è possibile avere un cuoco a disposizione (oltre le pulizie giornaliere che invece sono sempre incluse) .
Il nostro spirito è di ricevere degli ospiti all’arrivo e di salutarli come amici alla partenza.
Sappiamo bene quanto è importante l’assistenza per organizzare il viaggio nei minimi dettagli perché l’abbiamo vissuta tante volte sulla nostra pelle e siamo entusiasti di aiutare chi ci raggiunge per organizzare un safari oppure una semplice escursione.
Sono questi gli obiettivi che ci siamo dati aprendo un posto che si differenzia dai grandi alberghi per la selezione dei servizi e la qualità delle relazioni umane.
Spero di averti dato una idea di quello che dovrebbe essere il WaterLovers e di come ci siamo arrivati. Grazie ancora per averci dato questa opportunità e speriamo presto di conoscerti anche di persona.
Un saluto da Riccardo e Valentina."
info@waterlovers.it
07/09/2008
Ad agosto 2008 sono stata di nuovo a Diani (stavolta per tre settimane) e sono andata a trovare Riccardo e Valentina. Qui sotto c'è il video delle foto che ho scattato quando sono stata da loro. Presto metterò online le riprese fatte con la videocamera.
Che dire, la struttura è stupenda, curata nei minimi dettagli e Riccardo e Valentina sono straordinari. Ci hanno messo tutta l'anima per ottenere un risultato perfetto in ogni particolare. Il lavoro di questi mesi ha avuto i suoi frutti e immagino che enorme soddisfazione per loro.
I cottages hanno il nome di un animale e se il cottage è l'Hyppo, all'interno troverete un mega ippopotamo che vi aspetta. Non abbiate paura, è innocuo, è fatto in legno :)
Com'è avvenuto l'incontro? Beh, già il secondo giorno dal mio arrivo ho deciso che dovevo andare a far loro una sorpresa. Ho lasciato dunque il Diani Sea Lodge alle mie spalle e ho camminato verso il Diani Sea Resort. A un certo punto vedo una donna che cammina in riva al mare con un ragazzo del posto. Mi dico: "quella ragazza sembra Valentina"...Avevo visto le sue foto qui. Mi rendo poi subito conto che l'ho detto a voce alta, e la mia amica Stefania urla: "Valentinaaa!"... Eh si, è proprio lei.
E' stato bellissimo incontrarla perché era come se mi aspettasse e ci conoscessimo da una vita. Ci siamo abbracciate e subito ha chiamato Riccardo: "Indovina chi c'è?... ROBBERTA!". Che emozione, mi aspettavano sul serio, anche se nessuno sapeva che sarei arrivata.
La struttura si trova tra l'Aisha Cottage e il Diani Sea Resort. Se deciderete di alloggiare presso altre strutture, e se quando sarete li, avrete voglia di farvi una passeggiata e andarli a trovare, sono certa che Riccardo e Valentina vi accoglieranno a braccia aperte e vi accompagneranno per un tour guidato di Water Lovers. E' anche possibile andare a cena nel loro ristorante (a pagamento) dietro prenotazione. Il posto è da sogno. Si respira una pace infinita e la vista sul mare è mozzafiato.
Una sera io e Stefania siamo state invitate a cena e enorme sorpresa è stata l'immensa cura dei particolari anche nella preparazione dei piatti. Abbiamo mangiato benissimo. Pareva d'essere in un ristorante di lusso, dove i sapori sono finemente creati da artisti della cucina. Valentina è l'artista in questione, e ha trasmesso il suo sapere ai cuochi che hanno fatto un lavoro strepitoso.
Non dev'essere facile mettersi a confronto con la popolazione locale e istruirla al meglio per ottenere risultati di tale livello. Nulla da togliere ai locali, però credo che ci voglia una pazienza mica da ridere per lavorare fianco a fianco con i keniani :) Il pole pole deve diventare haraka haraka quando si tratta di lavoro. E non tutti riescono a capirlo.
La piscina, il bar, il giardino, la villa e i cottages sono inseriti in un incastro perfetto con davanti una spiaggia meravigliosa. E se ancora non v'è venuta voglia di andarci, aggiungo che stando da loro vi sentirete realmente a casa. A me sono bastati pochi minuti di chiacchiere che già mi sentivo in famiglia, pur essendo così lontana dalla mia.
Verrete coccolati da mattina a sera e farete una vacanza indimenticabile, sotto tutti i punti di vista.
Chiedo a chi passerà dalle loro parti, di lasciare un commento su Water Lovers qui sul blog. E anche sul forum IlGiramondo a questo link:
Kenya: Diani - Water Lovers .
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Kenya: Diani/Ukunda - James, Amos e Samuel lavorano per Damma Tours and Safaris
L'incontro con Damma tours è avvenuto per merito di un pallone. Un pomeriggio dell'agosto 2008 ho deciso di andare a comprare una palla al nuovo centro commerciale che si trova sulla strada delle spiaggie. E così prendo un matatu, arrivo, trovo la palla, mi bevo una Fanta all'Ushago (nuovo pub) insieme a Davis e dato che il pallone che ho comprato è sgonfio, decido di trascinare la mia amica Daniela in una passeggiata fino al Petro Station.
Arrivate a destinazione, mentre l'omino del distributore di benzina ci gonfia la palla, avviene l'incontro con Samuel. Si avvicina infatti a noi un ragazzo che mi ha sentita parlare in Kiswahili con l'omino del Petro Station, e mi chiede se abbiamo bisogno di un taxi per tornare all'hotel.
Gli rispondo che prenderemo un matatu. Gli rispondo in Kiswahili e lui rimane sorpreso. Mi chiede come mai parlo la sua lingua, quante volte sono stata in Kenya, mi chiede se vivo a Nairobi e che faccio in Kenya.
Gli racconto subito di questo blog, gli dico che quando vado a Diani cerco di entrare in contatto con le agenzie locali per poi pubblicizzarle su questo blog, dopo aver deciso con loro i prezzi da offrire ai turisti. Ovviamente più bassi saranno i prezzi che mi faranno, più possibilità avranno le agenzie di essere contattate dai turisti che visitano questo blog.
Samuel mi chiede quanto mi faccio pagare per questa pubblicità. Gli dico che lo faccio gratis. Sgrana gli occhi perché non ci può credere. Mi dice subito che lui lavora per un'agenzia che si chiama Damma Tours and Safaris e che se ho tempo, posso andare subito a visitarne la sede e a fare le foto per il sito. C'è anche Amos con lui. E anche lui sembra entusiasta del nostro incontro.
Gli dico che è tardi, che la mia amica Daniela è stanca e che sicuramente tornerò, perché dalle chiacchiere lui mi ha fatto una buona impressione. Mentre parliamo passa vicino a noi il boss dell'agenzia, David. Samuel si precipita a raccontargli quel che gli ho appena detto e il boss mi squadra da testa a piedi chiedendomi: "quanto ti fai pagare per questo?"
Ripeto anche a lui che lo faccio gratis, che lo faccio con piacere e che non voglio niente in cambio. Mi dice che sono pazza, mi dice che in Italia faccio sicuramente un lavoro che mi fa guadagnare tanti soldi se mi permetto di fare gratis tutto questo lavoro per le agenzie di Diani. Gli dico che non guadagno tanti soldi in Italia, e che la mia decisione di fare questo lavoro gratis è dovuta al fatto che trovo giusto dare un'opportunità a chi lavora bene, di crescere.
Ci diamo appuntamento a sabato 23 agosto alle 14.30 per parlare dei miei prezzi e per decidere come impostare i testi sul blog. Daniela si spazientisce, e andiamo via perché si è fatto veramente tardi e non abbiamo l'autan con noi :)
Sabato pomeriggio arrivo quasi puntuale all'appuntamento. Ormai anche io ho il Kenyan time. Arrivo sempre con un quarto d'ora di ritardo, quando va bene.
La sede di Damma Tours si trova proprio dietro il Petro station, sopra il ristorante Tropicana, dove c'è anche la sede di Janoland Tours and Safaris.
Chiamo Samuel per farmi spiegare per bene dove si trova e finalmente faccio il mio ingresso in agenzia.
La sede è davvero bella, con tante foto alle pareti, tanti dipinti e cartine delle zone più esplorate del Kenya. Mi accoglie tutto lo staff come se io fossi una regina.
Incontro James che è il vice direttore dell'agenzia. Insieme a loro c'è la segretaria, Amos, Samuel, Rama e altri ragazzi ai quali inizio subito a fare un intero servizio fotografico. Le foto sono quelle che vedete sul video.
Mi mostrano i tre bus con i quali portano la gente in safari, mi presentano gli autisti e mi fanno davvero un'ottima impressione.
Ci sediamo a tavolino e decidiamo i prezzi che troverete nei due file qui di seguito.
Tenete conto che i prezzi indicati sono per un max di 6 persone. Generalmente i pullmini arrivano a contenere 6 passeggeri, per cui se dovessero essere meno, il prezzo varierebbe di qualche decina di euro a seconda del numero di turisti che faranno safari con voi.
Se avete la necessità di avere una guida che parla italiano, basterà chiedere e l'avrete.
Oltre alle escursioni che troverete nei due file, Damma Tours vi da anche la possibilità di avere un transfer dall'aeroporto a Diani e viceversa, nel caso prenotaste solo volo. Non solo. Se desiderate andare a Watamu o a Malindi durante il vostro soggiorno, i ragazzi di Damma Tours si adopereranno per trovare per voi la soluzione migliore.
Potrete contattare James, Amos e Samuel anche se desiderate un alloggio a un buon prezzo che sia diverso dai super alberghi proposti dai tour operator.
La sede di Damma Tours è anche un internet point. Per cui se avete bisogno di andare su internet durante il vostro soggiorno a Diani, potrete andare li e a pochissimi scellini controllare la vostra posta elettronica, navigare e compagnia bella.
Per maggiori informazioni, contattateli a questi recapiti:
Att. James Charoh
Jamesycharoh@gmail.com
Tel: +254 725 328770
Amos (or Julio):
Tel: +254 735 151968
E-mail: mwatsavwa@yahoo.com
Samuel Kiilu:
Tel: +254 710840303
E-mail: kiilusamuel@yahoo.com
Website: http://www.dammatours.com
I prezzi
Escursioni e safari via terra dalla costa (min 6 pax)

North and South Coast Air Safari
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Kenya: Diani/Ukunda - Davis e Kenya Adventures & Beyond Safaris
Ho incontrato Davis nell'agosto 2008. L'incontro è avvenuto quasi per caso. E devo ammettere che a volte il caso mi regala proprio delle belle sorprese.
E' un ragazzo pieno di buona volontà, ottime capacità organizzative, gran voglia di darsi senza chiedere niente in cambio e soprattutto, ha una gran voglia di lavorare.
A Diani sono pochi che guardano realmente al futuro. Davis è uno di questi. Vi basterà trascorrere qualche ora con lui e vi renderete conto che si tratta di un keniano anomalo, uno che potrebbe lavorare ai ritmi milanesi, uno che se gli date qualcosa da fare, cercherà di farlo al meglio, uno che il pole pole sa metterlo da parte quando serve correre per arrivare in tempo. E' una persona con cui è davvero piacevole trascorrere delle ore in chiacchiere e racconti. Sono sicura che vi lascerà un buon ricordo.
Si capisce, lo stimo molto. E è per questo che ho deciso che merita uno spazio in questo blog. Le ragioni sono diverse, ma una di queste è che collabora con un'associazione che sta vicino a Mombasa che si occupa di bambini. Quante ce ne sono in Kenya. E quante hanno bisogno d'aiuto. Beh, io sono dell'idea che quando è la popolazione locale a darsi da fare per la propria gente e per le future generazioni, certe persone siano da premiare.
Davis oltre a dare una mano a quest'associazione, collabora con Kenya Adventures & Beyond Safaris. E' un'agenzia di Diani che ha sede vicino al Bazaar Shopping Centre - Diani Beach. Ho incontrato il boss dell'agenzia, chiamato da tutti Doc, insieme a Davis. Ho detto loro che cosa faccio con questo blog, e che è mio interesse che il turista arrivi a Diani Beach e prenda contatto con le agenzie locali, a prezzi nettamente inferiori di quelli proposti dai tour operator.
Abbiamo chiacchierato sulle altre agenzie e sui prezzi che negli anni sono riuscita a ottenere per i turisti. Siamo giunti alla conclusione che anche Kenya Adventures farà prezzi bassi a tutti i turisti che verranno portati in agenzia da Davis.
Un safari allo Tsavo Est con notte in Voi Safari Lodge, vi costerà dai 135 euro in su. A seconda di quanti sarete.
Una gita a Wasini o Funzi, dai 30 euro in su. Sempre a seconda del numero di persone che parteciperanno alla gita. Non spenderete più di 50 euro. I tour operator spesso propongono queste gite a circa 80 euro.
Davis non è un beach boys. Io lo chiamo business man. Lui non lavora in spiaggia, ha i suoi contatti extra beach.
Oltre ai safari e excursioni con pulmini e jeep, potrete affidarvi a lui anche per il semplice transfer da Mombasa a Diani. Costo circa 25/30 euro.
Ci tengo che riportiate sempre un commento sul blog ogni volta che vi rivolgerete a lui e a Kenya Adventures. E' importante il passaparola. E finora questo blog ha funzionato benissimo. Fatevi avanti. Davis è li che vi aspetta.
Questi i suoi recapiti:
Telefono: +254 728307930
Email: dkabugi@hotmail.com
Sito internet: http://www.kenyanadventures.co.uk/ (nota bene che i prezzi indicati sul sito sono un po' alti. Se scegliete di passare per Davis, il boss vi concederà prezzi nettamente più bassi)
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Kenya: Diani/Ukunda - Ahmed, souvenir a volontà e gite al reef
Ahmed è stato nell'estate 2008 il mio miglior studente. Il 5 agosto sono arrivata al Diani Sea Lodge e lui ha manifestato immediatamente l'interesse e la curiosità giusta che mi hanno spinta a far partire le mie solite lezioni di italiano il giorno successivo.
E così, ogni giorno, alle 9.00 del mattino, lui e altri ragazzi mi hanno sopportata e hanno imparato qualcosa.
A fine corso, Ahmed è stato quello che ha superato gli esami a pieni voti. Ha fatto tutti e tre gli esercizi, ha coniugato al presente indicativo 22 verbi... VENTIDUE!! Senza commettere errori. E così ho deciso di lasciare a lui il libro con cui solitamente insegno quando sono a Diani.
Ahmed per tre settimane ha preferito trascorrere il suo tempo con me e gli altri studenti, seguire le mie lezioni, piuttosto che inseguire il turista che gli avrebbe dato da mangiare quotidianamente, acquistando da lui qualche souvenir. Ha preferito un po' di istruzione al pane quotidiano. Io queste cose le noto e le apprezzo.
Ahmed oltre ad aver dimostrato di voler imparare l'italiano, ma sul serio, con tutta la sua forza di volontà, mi ha raccontato parecchie cose dei suoi sogni. E io ho deciso di realizzarne alcuni a modo mio. Ma gli ho spiegato bene che anche lui deve contribuire alla realizzazione dei propri sogni, per cui dovrà lavorare sodo.
Che lavoro fa Ahmed? Non si può considerare un vero e proprio lavoro. Il suo shop è fatto di collanine, portachiavi in legno su cui si possono incidere i vostri nomi, souvenir di ogni genere. E ha modo di condurvi da uno dei tanti capitani della spiaggia che vi porterà al reef.
Le collanine, se gli dite che arrivate dal blog della sua maestra Roberta (mwalimu in kiswahili), vi costeranno sui 100 scellini (un euro alla data di oggi "01/09/2008". Ricordo a tutti che al periodo post elettorale è seguita un'inflazione mica male... ma generalmente, quando il cambio euro scellini è in situazione "normale" un euro è circa 90 scellini).
I portachiavi in legno vi costeranno circa 200 scellini. Ma con 1000 scellini potrete averne 6.
Per andare al reef non spenderete più di 400 scellini. Né con lui, né con nessun altro. Un giusto prezzo è sui 300 scellini. Vi verranno proposti da altri ragazzi prezzi del tipo 10 euro. Vi prego, non accettateli. Non per me, fatelo per voi stessi. E' già tanto 300 scellini per andare al reef a cui si può andare benissimo a nuoto. Ricordatevi sempre la premessa a questo blog, date sempre il giusto valore ai soldi e fate capire che non siete degli euro ambulanti. Lo so, un euro non vi cambia la vita. Ma a volte la "generosità" del turista è diseducativa per la popolazione locale.
Ahmed non collabora ufficialmente con nessuna agenzia locale, ma se deciderete di chiedere a lui un consiglio su safari o gite, saprà scegliere per voi la soluzione più conveniente e nel momento in cui vi porterà in agenzia vi verranno fatti prezzi decisamente competitivi. Questo perché è chiaro che è importante per tutte le agenzie locali non perdere il cliente. E quando il prezzo proposto è ragionevole, non vi verranno fatte storie.
Sappiate dunque che per uno Tsavo Est di due giorni si può spendere anche 120 euro, a seconda dell'agenzia e dell'agente che vi troverete di fronte. Certo, poi il beach boys di turno prenderà una commissione non troppo alta, ma come dico sempre, meglio poco ogni giorno, che niente.
Quando deciderete di contattarlo, ditegli il mio nome, di aver trovato foto e dettagli su questo blog e che la maestra ha fatto il suo dovere:)
Se invece deciderete di cercarlo lungo la spiaggia di Diani Beach, sappiate che vi sarà più semplice trovarlo vicino al Diani Sea Lodge.
Questi i recapiti di Ahmed:
Email: dolahamed@yahoo.com
Telefono: +254710142773
Kenya: Diani/Ukunda - Agosto 2008 - Lezioni di Italiano sulla spiaggia
Ahmed, dalle prime parole ai verbi riflessivi
Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4
Parte 5
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Kenya: Diani/Ukunda - Omari e Mwinyi di Ajab Tours lavorano a Tiwi Beach
Omari (nickname Oliver) e Mwinyi (nickname Robert) sono due ragazzi di Tiwi che lavorano sulla spiaggia di Tiwi Beach vicino allo Sheshe Beach Resort, al Tiwi Beach Hotel e all'Indian Ocean.
Collaborano con l'agenzia Ajab Tours and Safaris e organizzano escursioni e safari per tutto il Kenya.
Una gita a Funzi e Wasini, se la prenoterete con loro, la pagherete dai 30 euro in su. Un safari di due giorni (una notte) allo Tsavo Est potrete pagarlo sui 135 euro a seconda di dove vorrete dormire. Il costo del safari dipende sempre dalla scelta del luogo dove passerete la notte. Più lussuoso è il lodge o campo tendato, più pagherete per due giorni di safari.
Nella zona di Tiwi beach avrete la possibilità di fare un'escursione tutta particolare. Sulla spiaggia sfocia il fiume Congo. Vi sarà possibile, pagando un massimo di 1300 scellini a testa, risalire il fiume con un'imbarcazione locale e trascorrere la giornata nel villaggio di Mwakamba, un posto dove vi immergerete completamente nella vita della popolazione locale e avrete modo di conoscere il Kenya da vicino.
Omari e Mwinyi saranno felici di accompagnarvi anche in giro per Tiwi e Ukunda. E renderanno i vostri ricordi indelebili nella memoria.
Sempre da Tiwi beach è possibile prendere una barca con il fondo di vetro e fare un'escursione a quella che tutti chiamano "Robinson Island", che non è altro che la lingua di sabbia che si forma di fronte alla zona alberghi che vanno dal Kole Kole al Diani Sea Resort (Diani Beach).
Essendo Tiwi beach particolarmente distante dalla lingua di sabbia, questa escursione verrà a costare anch'essa 1300 scellini a testa. Se alloggiaste vicino alla zona che va dal Diani Sea Resort al Kole Kole, il costo di questa escursione va dai 300 scellini in su.
La gita a Mombasa, con visita a Haller Park e Fort Jesus, costa sui 25/30 euro. Tenete conto che solo l'ingresso a Haller Park è 600 scellini. E che la benzina in Kenya costa quasi quanto in Italia.
Ho conosciuto questi due ragazzi grazie a Fabrizia, una donna meravigliosa che mi ha trovata su questo blog al rientro dal suo primo viaggio in Kenya. Mi chiese di mettere i contatti di Omari e Mwinyi sul blog, perché lei era certa meritassero un'opportunità.
Le risposi che non conoscendo di persona i due ragazzi, non mi sentivo di mettere una loro descrizione e dar loro la possibilità di entrare in contatto con i turisti grazie a me. Insomma, non avevo nessuna garanzia che fossero realmente affidabili. E non avrei voluto rovinare tutto il lavoro fatto col blog fino a quel momento, per colpa di qualche disavventura capitata magari con loro.
Così le risposi che avrei voluto incontrarli. Sapevo che a dicembre 2007 sarei tornata in Kenya, e così avrei fatto modo di conoscerli meglio e valutare se meritassero realmente la mia fiducia.
A causa dei disordini che ci sono stati a Dicembre 2007 in seguito ai risultati elettorali, sono riuscita a incontrarli solamente un giorno e per pochi minuti. Per cui neanche quella volta mi convinsi a metterli sul blog.
A agosto 2008 ho avuto modo di trascorrere più tempo con loro. Fin dal secondo giorno dal mio arrivo, sono venuti tutti i giorni a seguire le mie lezioni di italiano. Si sono applicati moltissimo e hanno rinunciato al "business" pur di imparare una lingua nuova, seppur solo le basi.
Omari mi ha dato enormi soddisfazioni, e alla fine sono riuscita a fargli avere una copia del libro con cui insegnavo quando ero li. L'ho inviato tramite un ragazzo che ho trovato in aeroporto a Malpensa e che era in partenza per Diani.
Mwinyi ha perso qualche lezione perché in quei giorni alla minima opportunità di fare business in zona Tiwi, lui doveva assentarsi. E così Omari prendeva gli appunti al posto suo.
Mi sono affezionata molto e ho apprezzato infinitamente che ogni giorno prendessero i mezzi da Tiwi per venire puntuali alle 9 del mattino per dar retta a una sconosciuta quale ero io. Anche loro alla fine hanno imparato a amarmi e stimarmi. E quando finalmente mi sono decisa a impostare i prezzi per i loro "business", sono stati contenti. E ora eccomi qui a mantenere la promessa.
Se andate nella zona di Tiwi beach (Sheshe, Tiwi Hotel, e Indian Ocean) non perdete l'occasione di passare delle giornate con loro. E se vorrete fare qualche gita fuori porta, saranno felici di organizzarvela, ovunque vorrete andare.
Quando li contatterete, scrivete in inglese e dite che avete saputo di loro da questo blog. Tenete conto che hanno seguito le mie lezioni per 3 settimane, ma hanno ancora tanta strada da fare con la lingua italiana. E spero che il libro li aiuti e sia per loro uno stimolo per continuare a studiare.
Questi i recapiti a cui contattarli:
Cellulare di Omari: +254722976684
email di entrambi: robytiwi@yahoo.com
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Kenya: Diani/Ukunda - Shariff (Martin) e Kt-Safaris. Lo trovi vicino al Forty Thieves
Guarda il video qui sotto!
Ho conosciuto Shariff (chiamato da tutti Martin, ma io preferisco sempre il nome vero!) nell'agosto 2008. E' stato per caso, come al solito. Mi trovavo al Water Lovers di Riccardo e Valentina, quando ho visto arrivare dalla spiaggia questo ragazzo. Mi sono chiesta subito se lavorasse li dato che è entrato senza problemi. E invece poi ho scoperto che è il ragazzo a cui ogni tanto Valentina e Riccardo mandano turisti per le gite al reef.
Mentre tornavo al mio hotel, nel tragitto tra il Water Lovers e il Diani Sea Lodge, lui mi ferma e io gli dico: "Ciao Martin". E lui: "ma come, ti ricordi il mio nome?". A me basta sentire un nome una volta perché me lo ricordi. A volte ho la memoria breve, ma a volte no :)
Insomma, chiacchieriamo un po', mi da l'impressione di essere un bravo ragazzo e allora gli racconto di questo blog. Lui mi dice che collabora con Dicky di Kt-Safaris e oltre questo, porta i turisti al reef con il dhow o con la barca dal fondo di vetro. Gli dico che se vuole uno spazio sul mio blog deve fare un buon prezzo ai turisti. Decidiamo che per il dhow un passeggero può spendere massimo 400 scellini e che per la barca dal fondo di vetro un massimo di 800 (ma anche 500 possono andare bene se siete tanti).
Per i safari i prezzi saranno più o meno così: da 135 euro per Tsavo Est (2 giorni) a seconda di dove dormirete, 80 euro giornata a Shimba Hills, da 30 euro in su Wasini e Funzi, mezza giornata giornata a Mombasa sui 20 euro.
Ricordo sempre a tutti che a Mombasa si può andare anche col matatu a pochi scellini. Sta a voi scegliere. E per ogni escursione, vi conviene sempre contattare più persone e farvi fare un prezzo da ognuno di loro, giusto per farvi un'idea.
Con Shariff sono stata a visitare la Mwamanga Primary School che si trova proprio a Mwamanga. Abbiamo camminato un intero pomeriggio ma ne è valsa la pena. Per chi ama camminare, consiglio a tutti di farcisi accompagnare da Shariff a piedi. Per i più pigri, ci sono i Tuk Tuk che vi porteranno tra un rimbalzo e l'altro in strada sterrata :)
Perché andare in questa scuola? Perché è situata in una posizione che generalmente non trova la volontà di un turista per arrivarcisi. E' lontana dai circuiti turistici, per cui ha più bisogno di altre del vostro aiuto. Quaderni, penne, banchi, gessetti, non ce ne sono a sufficienza. E il direttore, una persona davvero squisita, vi racconterà delle reali necessità della struttura. Mi ha raccontato che fondamentalmente hanno bisogno di costruire nuove aule. Il costo è elevato, ma pian piano stanno raccogliendo i fondi.
Shariff ha un figlio che vorrebbe mandare alla Little Roots Academy. Gli ho detto che avrei scritto di Hassan (il bimbo di 4 anni) su questo blog e chi fosse interessato a aiutarlo gli avrebbe fatto sapere. I costi in Little Roots per un anno più o meno li sapete. Per farvi un'idea potete anche sentire il direttore della scuola ai recapiti che vi ho fornito nel post su Ali e Jaffar.
Troverete Shariff vicino al Forty Thieves. Se vorrete, potrete ovviamente contattarlo anche dall'Italia ai seguenti recapiti:
Cellulare: +254726757269
E-mail: boykenyan@yahoo.com
Scrivete in inglese e ditegli che vi manda Roberta.
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Kenya: Diani/Ukunda - I bambini in Kenya ti vengono incontro di default
E’ il 26 dicembre.
Sono di ritorno da una delle mie solite passeggiate lungo la spiaggia di Diani Beach quando vedo venirmi incontro Sara con in braccio la piccola Queen. Sara l’ho conosciuta a dicembre 2006. E’ capitato per caso. Queen le era sfuggita dalle braccia, mi era corsa incontro concludendo agitandosi come solo i bambini sanno fare e mi ha abbracciata così, di punto in bianco. I bambini in Kenya lo fanno spesso. Ti vedono e decidono che meriti un abbraccio. Senza alcuna ragione.
E dietro la piccola è apparsa Sara, strappandomela dalle braccia e chiedendomi scusa. Io le dissi che Queen aveva fatto una cosa bella per me e che non c’era motivo di scusarsi. Un abbraccio non te lo regalano mica tutti i giorni.
Nei giorni a seguire, e anche al mio ritorno per tutto il mese di agosto le chiacchierate con Sara non potevano mancare. E ora, sono di nuovo qui per ripetere il nostro rituale. Nei giorni scorsi non ero riuscita a incontrarla. Non sapevo che fine avessero fatto lei e Queeny. Nessuno poteva darmi loro notizie perché Sara non è conosciuta da tante persone.
Ma eccole, tutt’e due, mescolate tra la folla di gente venuta sulla spiaggia, davanti al Kim4Love, a festeggiare il Natale. Anche l’anno scorso era stato così. Nei giorni di festa tutta la popolazione locale si era riversata sulla spiaggia a mostrare gli abiti belli e le speranze per l’anno nuovo che si stava avvicinando. Sara e Queeny non potevano mancare. Le riconosco, mi sorridono da lontano e mi vengono incontro. La piccola credo mi venga incontro di default, senza realmente riconoscermi, sempre per quella curiosità innata che hanno i bambini e quella fiducia incondizionata che ripongono sul prossimo. Ha solo due anni. Non può ricordarsi di me. Penso.
Chiedo subito a Sara che fine avessero fatto, come sta Queen e come va la vita. Saluti che in Kiswahili durano la solita mezz’ora in cui le nostre risate echeggiano davanti al Kim4Love. Sara mi dice subito che lei sta bene, ma che Queen ha qualche problema di salute da tre giorni. Sulla pelle le sono comparse delle bolle. E le noto immediatamente appena rivolgo lo sguardo alla piccola peste.
Sara mi dice che non sa cosa siano, che Queeny non riesce a dormire, che si gratta sempre e che dalle bolle perde spesso sangue. Io mi spavento un po’. I miei pensieri vanno subito a quella malattia che è flagello del Kenya e di tanti paesi africani. Penso possa essere Aids. Penso che forse Sara gliel’ha passata. Penso al papà di Queeny che le ha abbandonate dopo aver usato sessualmente Sara senza curarsi di proteggerla dalle proprie malattie.
Sapevo che il papà di Queeny aveva l’HIV e che non mi era mai stato chiaro se Sara l’avesse contratta. Fatto sta che vedendo Queeny in quelle condizioni mi si è spaccato tutto dentro. Dico immediatamente a Sara che dobbiamo andare all’ospedale. Lei mi dice che non ha soldi per pagare l’ospedale. Io le dico che chi se ne frega. Che ce li ho io. Sapevo che visita e prime cure non sarebbero costate più di 30 euro per esagerare.
Sara si lascia andare a qualche lacrima e comincia a ringraziare “mungu” (Dio) per averci fatte ritrovare. “Roberta, è un miracolo che oggi ci siamo incontrate di nuovo. Mungu akubariki (che Dio ti benedica). Non sapevo cosa fare con Queen e le sue bolle.” E continua a piangere e io prendo in braccio Queeny e le dico che domani andremo dal dottore. E comincia a piangere pure lei. Non erano certo lacrime di gioia come quelle della sua mamma. La parola Dawa (medicina) non riscontra successo neanche tra i bambini del Kenya.
Ci diamo appuntamento alle 11 del mattino a Ukunda all’angolo dove c’è l’African Pot, il BookShop e l’internet point.
Le dico di aspettarmi alla fermata del matatu, sotto la tettoia, dove non farà troppo caldo.
Domani è giornata di elezioni qui in Kenya, e noi andremo all’ospedale.
Ritorno all’albergo e incontro Francis e Stefania. Dico loro che il giorno dopo sarei andata all’ospedale e racconto loro del mio incontro con Sara. A volte credo proprio che nelle menti delle persone con cui parlo in albergo, echeggi la frase “ma chi te lo fa fare? Sei in vacanza”.
Chiariamo subito questo fatto. E’ vero, sono in vacanza. Ho preso le ferie dai miei lavori e sono partita per il Kenya. Ma essere in vacanza per me non significa chiudere gli occhi e lasciare che la vacanza scorra senza di me, come per quelli che passano tutto il tempo sul lettino a rigirarsi ogni mezz’ora, senza ricordarsi che sono in un paese africano di cui non stanno conoscendo niente.
Io voglio esserci. E io ci sono.
Io sono curiosa. Io voglio incontrare questo paese, non voglio solo conoscere quelli dell’animazione dell’albergo e poi finire col dire che ho preso il mal d’Africa.
Io non voglio fare infinite passeggiate con i ragazzi della spiaggia a dire che non sono qui per cercare un uomo e poi dopo due giorni mi dichiaro innamorata persa e ho preso il mal d’Africa.
Io non voglio andare sulla spiaggia a regalare quei vestiti che mi sono portata dall’Italia a bambini e adulti, insegnandogli che è bene stare li a aspettare il turista generoso italiano piuttosto che andare a lavorare o a studiare, e poi dire che ho preso il mal d’Africa perché i loro visi si sono illuminati d’immenso.
Io non voglio regalare soldi e caramelle ai bambini perché che cosa ne sanno i bambini di come si spendono i soldi, e come possono decidere di conservarli per usarli poi per il dentista?
Mi sono trovata a discutere con diversi turisti per l’atteggiamento spesso ingenuo, spesso lava-coscienza, spesso superficiale che mostravano verso bambini e adulti. “cosa vuoi che faccia una caramella? Ai bambini piacciono i dolci”.
Complimenti. Complimenti, perché ti ho appena spiegato che una caramella gliela dai tu, una quello che verrà dopo di te, e così via, e poi avranno carie grosse così e nessuno che gliele potrà curare, e tu cosa fai? Decidi di dargli una caramella perché non puoi rinunciare a vedere quei sorrisi? E quelli che verranno dopo di te vedranno sorrisi cariati. Complimenti.
Complimenti a quelli che tornano in Italia con un mal d’Africa fatto di vita in villaggio turistico.
Complimenti a quelle donne che parlano di mal d’Africa contagiato dall’animatore o beach boys di turno.
Complimenti a quelli che non mettono il naso fuori dall’albergo quando è in atto un cambiamento enorme nel paese e non si interessano neanche alle aspettative della popolazione locale sul risultato elettorale.
Complimenti all’ignoranza e all’incuranza.
Complimenti a quelli che non hanno mai acquistato un quotidiano locale perché è scritto in inglese.
Complimenti a quelli che si sono lamentati con l’edicolante perché non hanno trovato un quotidiano italiano da sfogliare.
Complimenti a quelli che sono venuti in Kenya per Natale e Capodanno e non sapevano che ci sarebbero state le elezioni.
Vergognatevi. Posso dire solo questo, mentre penso anche che non ho ancora incontrato Moddy da che sono qui. Dato che sarò a Ukunda domani, posso chiedergli di vederci prima del mio appuntamento con Sara. E così dopo uno scambio di sms, ci diamo appuntamento alle 9.30 allo Shopping Center.
Ci siamo. E’ il 27 dicembre e i matatu sono pieni di persone che vanno a votare. Alcuni di loro hanno preso la mattinata libera dal lavoro per andare a Mombasa, a Likoni, a Maweni, a Kwale. Insomma, nei luoghi che hanno lasciato per venire a Diani a lavorare. C’è emozione forte nell’aria e la si respira a pieni polmoni. Tutti sono sorridenti e sanno che finalmente arriverà un grande cambiamento per il paese. Raila Odinga, di etnia Luo, verrà eletto presidente e per il Kenya inizierà una nuova era. Tutti parlano di lui, sui matatu, per strada, ovunque. Sulla costa a sud di Mombasa è praticamente certo che il vincitore di queste elezioni sarà Odinga e che Kibaki andrà a casa senza sedia.
Nei giorni scorsi ho chiesto a tante persone cosa si aspettano da queste elezioni e tutti, con enorme ottimismo, hanno risposto che aspettano un Raila Odinga pieno di energie che porterà al paese la realizzazione di parecchi sogni. In cuor mio so che ogni grande cambiamento ha bisogno di tempo per attuarsi, e anche se sto Odinga verrà eletto, per poter attuare il suo programma elettorale avrà innanzitutto bisogno di risanare la situazione che il signor Kibaki gli lascerà sul groppone. E questo generalmente, ovunque nel mondo, comporta tasse e spese per i piccoli risparmiatori. Ma qui la gente è troppo felice che il paese si trovi a una svolta, non posso permettermi di rovinare le aspettative di nessuno con il mio cinismo.
E così aspetto Moddy allo Shopping Center chiacchierando con gli uomini della sicurezza che stanno di pianta stabile vicino al bancomat. Parliamo in Kiswahili. Oramai ho acquistato una certa padronanza della lingua e posso sostenere una conversazione più o meno lunga con chiunque. E anche le guardie fanno il tifo per Raila. Hanno già votato al mattino presto. I loro mignoli della mano sinistra sono macchiati d’inchiostro. E’ così che votano qui. Lasciando anche l’impronta digitale. Ma c’è poi qualcuno che controlla a chi appartiene quell’impronta? O lo fanno solo perché così, se hai la mano macchiata d’inchiostro, non potrai tentare di votare due volte?
Sono molto emozionata insieme a loro. Auguro il meglio per l’intero paese e concludiamo con “mungu akipenda”. Se Dio vuole.
Parlo con Luo, digo, kikuyu, kamba, samburu e giriama, e tutti mi raccontano di un Kibaki che ha deluso l’intera popolazione e che la necessità di un cambiamento è avvertita da tutti, anche da quelli della sua stessa etnia. Siamo tutti ottimisti. Raila stasera sarà seduto su quella sedia e la grande svolta arriverà, pole pole.
Arriva Moddy con la macchina di un suo amico. Gli spiego il mio programma per la giornata, le parlo di Sara. E mi dice che aspetteremo insieme all’African Pot, così lui farà anche colazione.
Anche il suo mignolo è viola. Segno che ha fatto il suo dovere pure lui. Mi mostra orgoglioso la sua tessera elettorale. Gli chiedo se tutti in Kenya hanno la tessera elettorale. Mi dice che non tutti ce l’hanno, ma che anche se non ce l’hai, ti fanno votare lo stesso. Mi chiedo se sia legale o corretto, ma forse mi faccio sempre troppe domande. Mi chiedo cosa potrebbe succedere se gli iscritti ai seggi sono 100 e vanno a votare in 200.
All’African Pot ci aspettano le solite mosche. Sembra che sapessero che saremmo arrivati. Circondano subito la mia solita Fanta. Non la ordino neanche. La cameriera me la porta perché sa che io bevo o acqua o Fanta. Anche lei ha il mignolo sul bluastro. Inchiostro importante, che segna l’inizio di una nuova era. Io, Moddy e lei scambiamo due chiacchiere sulla giornata che cambierà la storia del paese e ridiamo scherzando su un Kibaki troppo vecchio ormai per reggere le redini del paese.
Ai tavoli vicini ci sono altri ragazzi che ascoltandoci, si uniscono a noi e manifestano lo stesso entusiasmo sulla fine dell’era Kibaki e kikuyu. Noto una cosa che non avevo mai notato prima. Si parla dei kikuyu come fossero la parte marcia del paese. Non era mai successo. Ho sempre visto kikuyu, digo e luo trattarsi come fratelli qui sulla costa. Brindiamo alle 10 del mattino, io con la mia Fanta, Moddy col suo caffè e loro con il passion juice.
Finita la colazione, Moddy mi dice che deve andare al garage di Ukunda perché il pulmino della sua agenzia ha qualche problema e è fermo da un po’ di tempo. E così saliamo di nuovo in macchina e andiamo verso la parte di Ukunda che ancora non avevo mai visitato. A destra dell’African Pot, Ukunda non si chiama più Ukunda, ma Diani. Non lo sapevo. Io fino a oggi sono sempre stata in quella Ukunda che si chiama Ukunda e che all’angolo dell’African Pot sta a sinistra. Felice di esplorare una nuova zona, mi sento quasi in gita scolastica.
A quell’ora la gente è più che attiva in paese. Tutti che camminano e che sicuramente vanno a votare. Anche a Ukunda i seggi elettorali sono ospitati dalle scuole e da qualche altra struttura. Incontro Federico che con orgoglio mi mostra il suo mignolo. Ne avevamo parlato nei giorni scorsi di quanto fosse importante andare a votare se realmente si desiderava esprimere la propria volontà su chi dovesse essere il nuovo presidente. E mi aveva giurato che sarebbe andato a votare. Da lontano vedo anche Ali che sta per prendere un matatu per la spiaggia. Ci salutiamo di corsa e ci diamo appuntamento al pomeriggio per una chiacchierata con Mbete, il direttore della Little Roots Academy, la scuola privata presso la quale, grazie a alcune donazioni ricevute, ho iscritto Ali.
Arriviamo al garage e il meccanico ci offre un chai (tea). Ci sediamo sotto il sole cocente, io sudata come al solito, a bere un chai caldissimo. Tutto in clima con quel che sta accadendo nei seggi. L’esito dello spoglio dei voti avrebbe scaldato in qualche modo gli animi nei giorni a seguire, qualunque sarebbe stato il risultato.
Sono felice di essere qui proprio ora che nel paese che amo forse le cose cominceranno a migliorare. Non si può fare a meno di parlare di politica con tutti. E anche con il meccanico è inevitabile. Il pulmino passa in secondo piano.
In tutto questo parlare non ho dimenticato Sara e chiedo a Moddy di riaccompagnarmi al luogo del mio appuntamento. Salutiamo, ringraziamo per il chai e andiamo.
Sono quasi le 11 e Sara ha ancora tempo per arrivare. Spero abbia fiducia in me e abbia creduto che io sarei venuta a aspettarla. D’altronde, perché avrei dovuto mentirle e prometterle di aiutare la piccina se non ne avessi avuto reale intenzione? Che scherzo crudele sarebbe stato?
Aspettiamo sotto al sole perché sotto la tettoia è pieno di gente che aspetta il matatu.
Sono le 11.20 e tempo e persone continuano a scorrere senza grosse novità. Infinite dita blu e violastre passano davanti ai miei occhi. Di Sara ancora nessuna traccia.
Ma eccola che corre con Queeny legata a sé dal solito kanga. Ci abbracciamo. Siamo tutte e due sudatissime. Non perdiamo tempo a salutarci. Lascio Moddy con la promessa di sentirci presto e corriamo verso l’ospedale.
A volte il pole pole va a finire chissà dove. Mentre corro mi dico che potrei crepare per il caldo che fa. Rallentiamo e parliamo un po’. Sara continua a ringraziare Mungu e mi dice che non ha fatto colazione. E neanche Queeny. E che è un po’ di tempo che Queeny non mangia. O meglio, accetta solo il seno della mamma e non riesce a mangiare il resto. Ha già due anni e Sara oramai non ha più latte da darle. Sono mortificata. Cosa si fa in questi casi?
Mentre chiacchieriamo e camminiamo a passo svelto, di fianco a noi si ferma una macchina. Sara e l’autista parlano in kidigo e io non capisco molto. Ma in pochi secondi mi ritrovo seduta sul sedile posteriore con le mie due compagne. Mi chiedo cosa stia succedendo e chi siano quei ragazzi dentro quella macchina. Ma non oso proferire parola. Penso che sia un taxi e che alla fine dovrò sborsare qualche scellino. E mi dico, vabbé, Sara avrebbe dovuto dirmelo, o quanto meno chiedermi se fossi d’accordo.
E comincio anche a farmi una certa paranoia. E se Queeny non stesse poi così male e Sara si fosse messa d’accordo con questi per rapinarmi? Annamo bene annamo. E’ chiaro che per come conosco questo paese, tutto è possibile. Nella mia mente si consolida una certa forma di rassegnazione a quel che sta per accadermi, quando Sara, quasi a leggermi nel pensiero, mi tranquillizza e mi dice: “E’ mio fratello, ci accompagnano all’ospedale. Non devi pagar niente, stai tranquilla”. E Queeny mi sbava sulla spalla, quasi per tranquillizzarmi pure lei.
Arriviamo a quello che Sara fino a quel momento aveva chiamato ospedale. Risulta essere una piccola clinica privata. Detta così uno potrebbe pensare di trovare una certa igiene, un certo aspetto, una certa pulizia. Ma l’unica differenza tra un ospedale pubblico e questa clinica è che qui si paga, per cui c’è meno gente e si riesce a avere le cure nell’immediato. Se fossimo andate all’ospedale pubblico, forse avremmo dovuto aspettare l’intera giornata senza poi arrivare neanche alla visita per Queeny e a sera saremmo tornate a casa senza sapere nulla sulle bolle della piccolina.
Il dottore è molto gentile e è anche simpatico. Mi fa assistere alla visita. Chiede a Sara in Kiswahili se ha i soldi per pagare e rispondo io, sempre in Kiswahili. Mimi nikupe pesa, usijali. Ti do io i soldi, non preoccuparti. Si stupisce e mi sorride. Sara con un certo orgoglio gli dice che siamo amiche. Queeny gioca con i miei capelli, mentre il dottore spiega che bisogna farle un’iniezione. Quelle bolle sono dovute a una malattia che si prende tramite l’acqua che loro bevono. Ha detto il nome, ma era in kiswahili e non l’ho capito. Ma anche se me lo ricordassi, non saprei dire che malattia fosse. Ma chi se ne frega, l’importante è che il mio peggior timore fosse infondato.
Ad ogni modo, iniezione significa che bisogna distrarre Queen dalla vista della siringa, perché se la vedesse, sarebbe sicura lotta e opposizione, e il dottore avrebbe difficoltà a centrare il bersaglio.
Sara ha un’idea geniale. Tira fuori un seno, e la piccola, giustamente affamata, ci s’attacca a ventosa. E’ il momento giusto per colpire senza essere visti. Pic? Pic un corno. La bambina emette uno strillo acuto da spaccare i timpani. E’ chiaro che capisce di essere stata ingannata. Nel seno non ha trovato latte e per di più è stata attaccata alle spalle. I bambini sono intelligenti.
Io e Sara iniziamo una serie di “Pole” (mi dispiace) per calmare la bimba. Ma non riusciamo a trattenere le risate per quanto è stata buffa l’espressione di Queeny quando s’è resa conto d’avere un ago infilato sulla chiappa. Sara dovrà riportare la bambina nei tre giorni a seguire per altre iniezioni. E poi, su garanzia del dottore, starà bene. Paghiamo 2000 scellini. E andiamo via.
Sara prosegue una serie di ringraziamenti a Mungu e a me iniziati il giorno prima, e camminiamo alla ricerca di un matatu che mi riporti a “casa”. Decido di lasciarle qualche scellino per la colazione, per il pranzo, per i giorni a seguire, perché Sara è sola e Queeny ha bisogno di un’alimentazione regolare. Sara mi promette di portarmi la bambina quando starà meglio, così la farò giocare come al solito. Dice che Queeny si diverte molto quando è con me. E lo so, perché anche io mi diverto molto. Ci infariniamo come cotolette sulla sabbia e poi contiamo fino a 10 prima di correre a lavarci. Lei lava me, io lavo lei.
Il fratellino gemello di Queeny morì tra le braccia di Sara di malaria e di mancanza di soldi per le cure. Sara quella notte era da sola e pensava che non aveva neanche un posto dove seppellire il corpicino del suo bimbo. Questo è Kenya. Questa è Africa.
Sono di ritorno da una delle mie solite passeggiate lungo la spiaggia di Diani Beach quando vedo venirmi incontro Sara con in braccio la piccola Queen. Sara l’ho conosciuta a dicembre 2006. E’ capitato per caso. Queen le era sfuggita dalle braccia, mi era corsa incontro concludendo agitandosi come solo i bambini sanno fare e mi ha abbracciata così, di punto in bianco. I bambini in Kenya lo fanno spesso. Ti vedono e decidono che meriti un abbraccio. Senza alcuna ragione.
E dietro la piccola è apparsa Sara, strappandomela dalle braccia e chiedendomi scusa. Io le dissi che Queen aveva fatto una cosa bella per me e che non c’era motivo di scusarsi. Un abbraccio non te lo regalano mica tutti i giorni.
Nei giorni a seguire, e anche al mio ritorno per tutto il mese di agosto le chiacchierate con Sara non potevano mancare. E ora, sono di nuovo qui per ripetere il nostro rituale. Nei giorni scorsi non ero riuscita a incontrarla. Non sapevo che fine avessero fatto lei e Queeny. Nessuno poteva darmi loro notizie perché Sara non è conosciuta da tante persone.
Ma eccole, tutt’e due, mescolate tra la folla di gente venuta sulla spiaggia, davanti al Kim4Love, a festeggiare il Natale. Anche l’anno scorso era stato così. Nei giorni di festa tutta la popolazione locale si era riversata sulla spiaggia a mostrare gli abiti belli e le speranze per l’anno nuovo che si stava avvicinando. Sara e Queeny non potevano mancare. Le riconosco, mi sorridono da lontano e mi vengono incontro. La piccola credo mi venga incontro di default, senza realmente riconoscermi, sempre per quella curiosità innata che hanno i bambini e quella fiducia incondizionata che ripongono sul prossimo. Ha solo due anni. Non può ricordarsi di me. Penso.
Chiedo subito a Sara che fine avessero fatto, come sta Queen e come va la vita. Saluti che in Kiswahili durano la solita mezz’ora in cui le nostre risate echeggiano davanti al Kim4Love. Sara mi dice subito che lei sta bene, ma che Queen ha qualche problema di salute da tre giorni. Sulla pelle le sono comparse delle bolle. E le noto immediatamente appena rivolgo lo sguardo alla piccola peste.
Sara mi dice che non sa cosa siano, che Queeny non riesce a dormire, che si gratta sempre e che dalle bolle perde spesso sangue. Io mi spavento un po’. I miei pensieri vanno subito a quella malattia che è flagello del Kenya e di tanti paesi africani. Penso possa essere Aids. Penso che forse Sara gliel’ha passata. Penso al papà di Queeny che le ha abbandonate dopo aver usato sessualmente Sara senza curarsi di proteggerla dalle proprie malattie.
Sapevo che il papà di Queeny aveva l’HIV e che non mi era mai stato chiaro se Sara l’avesse contratta. Fatto sta che vedendo Queeny in quelle condizioni mi si è spaccato tutto dentro. Dico immediatamente a Sara che dobbiamo andare all’ospedale. Lei mi dice che non ha soldi per pagare l’ospedale. Io le dico che chi se ne frega. Che ce li ho io. Sapevo che visita e prime cure non sarebbero costate più di 30 euro per esagerare.
Sara si lascia andare a qualche lacrima e comincia a ringraziare “mungu” (Dio) per averci fatte ritrovare. “Roberta, è un miracolo che oggi ci siamo incontrate di nuovo. Mungu akubariki (che Dio ti benedica). Non sapevo cosa fare con Queen e le sue bolle.” E continua a piangere e io prendo in braccio Queeny e le dico che domani andremo dal dottore. E comincia a piangere pure lei. Non erano certo lacrime di gioia come quelle della sua mamma. La parola Dawa (medicina) non riscontra successo neanche tra i bambini del Kenya.
Ci diamo appuntamento alle 11 del mattino a Ukunda all’angolo dove c’è l’African Pot, il BookShop e l’internet point.
Le dico di aspettarmi alla fermata del matatu, sotto la tettoia, dove non farà troppo caldo.
Domani è giornata di elezioni qui in Kenya, e noi andremo all’ospedale.
Ritorno all’albergo e incontro Francis e Stefania. Dico loro che il giorno dopo sarei andata all’ospedale e racconto loro del mio incontro con Sara. A volte credo proprio che nelle menti delle persone con cui parlo in albergo, echeggi la frase “ma chi te lo fa fare? Sei in vacanza”.
Chiariamo subito questo fatto. E’ vero, sono in vacanza. Ho preso le ferie dai miei lavori e sono partita per il Kenya. Ma essere in vacanza per me non significa chiudere gli occhi e lasciare che la vacanza scorra senza di me, come per quelli che passano tutto il tempo sul lettino a rigirarsi ogni mezz’ora, senza ricordarsi che sono in un paese africano di cui non stanno conoscendo niente.
Io voglio esserci. E io ci sono.
Io sono curiosa. Io voglio incontrare questo paese, non voglio solo conoscere quelli dell’animazione dell’albergo e poi finire col dire che ho preso il mal d’Africa.
Io non voglio fare infinite passeggiate con i ragazzi della spiaggia a dire che non sono qui per cercare un uomo e poi dopo due giorni mi dichiaro innamorata persa e ho preso il mal d’Africa.
Io non voglio andare sulla spiaggia a regalare quei vestiti che mi sono portata dall’Italia a bambini e adulti, insegnandogli che è bene stare li a aspettare il turista generoso italiano piuttosto che andare a lavorare o a studiare, e poi dire che ho preso il mal d’Africa perché i loro visi si sono illuminati d’immenso.
Io non voglio regalare soldi e caramelle ai bambini perché che cosa ne sanno i bambini di come si spendono i soldi, e come possono decidere di conservarli per usarli poi per il dentista?
Mi sono trovata a discutere con diversi turisti per l’atteggiamento spesso ingenuo, spesso lava-coscienza, spesso superficiale che mostravano verso bambini e adulti. “cosa vuoi che faccia una caramella? Ai bambini piacciono i dolci”.
Complimenti. Complimenti, perché ti ho appena spiegato che una caramella gliela dai tu, una quello che verrà dopo di te, e così via, e poi avranno carie grosse così e nessuno che gliele potrà curare, e tu cosa fai? Decidi di dargli una caramella perché non puoi rinunciare a vedere quei sorrisi? E quelli che verranno dopo di te vedranno sorrisi cariati. Complimenti.
Complimenti a quelli che tornano in Italia con un mal d’Africa fatto di vita in villaggio turistico.
Complimenti a quelle donne che parlano di mal d’Africa contagiato dall’animatore o beach boys di turno.
Complimenti a quelli che non mettono il naso fuori dall’albergo quando è in atto un cambiamento enorme nel paese e non si interessano neanche alle aspettative della popolazione locale sul risultato elettorale.
Complimenti all’ignoranza e all’incuranza.
Complimenti a quelli che non hanno mai acquistato un quotidiano locale perché è scritto in inglese.
Complimenti a quelli che si sono lamentati con l’edicolante perché non hanno trovato un quotidiano italiano da sfogliare.
Complimenti a quelli che sono venuti in Kenya per Natale e Capodanno e non sapevano che ci sarebbero state le elezioni.
Vergognatevi. Posso dire solo questo, mentre penso anche che non ho ancora incontrato Moddy da che sono qui. Dato che sarò a Ukunda domani, posso chiedergli di vederci prima del mio appuntamento con Sara. E così dopo uno scambio di sms, ci diamo appuntamento alle 9.30 allo Shopping Center.
Ci siamo. E’ il 27 dicembre e i matatu sono pieni di persone che vanno a votare. Alcuni di loro hanno preso la mattinata libera dal lavoro per andare a Mombasa, a Likoni, a Maweni, a Kwale. Insomma, nei luoghi che hanno lasciato per venire a Diani a lavorare. C’è emozione forte nell’aria e la si respira a pieni polmoni. Tutti sono sorridenti e sanno che finalmente arriverà un grande cambiamento per il paese. Raila Odinga, di etnia Luo, verrà eletto presidente e per il Kenya inizierà una nuova era. Tutti parlano di lui, sui matatu, per strada, ovunque. Sulla costa a sud di Mombasa è praticamente certo che il vincitore di queste elezioni sarà Odinga e che Kibaki andrà a casa senza sedia.
Nei giorni scorsi ho chiesto a tante persone cosa si aspettano da queste elezioni e tutti, con enorme ottimismo, hanno risposto che aspettano un Raila Odinga pieno di energie che porterà al paese la realizzazione di parecchi sogni. In cuor mio so che ogni grande cambiamento ha bisogno di tempo per attuarsi, e anche se sto Odinga verrà eletto, per poter attuare il suo programma elettorale avrà innanzitutto bisogno di risanare la situazione che il signor Kibaki gli lascerà sul groppone. E questo generalmente, ovunque nel mondo, comporta tasse e spese per i piccoli risparmiatori. Ma qui la gente è troppo felice che il paese si trovi a una svolta, non posso permettermi di rovinare le aspettative di nessuno con il mio cinismo.
E così aspetto Moddy allo Shopping Center chiacchierando con gli uomini della sicurezza che stanno di pianta stabile vicino al bancomat. Parliamo in Kiswahili. Oramai ho acquistato una certa padronanza della lingua e posso sostenere una conversazione più o meno lunga con chiunque. E anche le guardie fanno il tifo per Raila. Hanno già votato al mattino presto. I loro mignoli della mano sinistra sono macchiati d’inchiostro. E’ così che votano qui. Lasciando anche l’impronta digitale. Ma c’è poi qualcuno che controlla a chi appartiene quell’impronta? O lo fanno solo perché così, se hai la mano macchiata d’inchiostro, non potrai tentare di votare due volte?
Sono molto emozionata insieme a loro. Auguro il meglio per l’intero paese e concludiamo con “mungu akipenda”. Se Dio vuole.
Parlo con Luo, digo, kikuyu, kamba, samburu e giriama, e tutti mi raccontano di un Kibaki che ha deluso l’intera popolazione e che la necessità di un cambiamento è avvertita da tutti, anche da quelli della sua stessa etnia. Siamo tutti ottimisti. Raila stasera sarà seduto su quella sedia e la grande svolta arriverà, pole pole.
Arriva Moddy con la macchina di un suo amico. Gli spiego il mio programma per la giornata, le parlo di Sara. E mi dice che aspetteremo insieme all’African Pot, così lui farà anche colazione.
Anche il suo mignolo è viola. Segno che ha fatto il suo dovere pure lui. Mi mostra orgoglioso la sua tessera elettorale. Gli chiedo se tutti in Kenya hanno la tessera elettorale. Mi dice che non tutti ce l’hanno, ma che anche se non ce l’hai, ti fanno votare lo stesso. Mi chiedo se sia legale o corretto, ma forse mi faccio sempre troppe domande. Mi chiedo cosa potrebbe succedere se gli iscritti ai seggi sono 100 e vanno a votare in 200.
All’African Pot ci aspettano le solite mosche. Sembra che sapessero che saremmo arrivati. Circondano subito la mia solita Fanta. Non la ordino neanche. La cameriera me la porta perché sa che io bevo o acqua o Fanta. Anche lei ha il mignolo sul bluastro. Inchiostro importante, che segna l’inizio di una nuova era. Io, Moddy e lei scambiamo due chiacchiere sulla giornata che cambierà la storia del paese e ridiamo scherzando su un Kibaki troppo vecchio ormai per reggere le redini del paese.
Ai tavoli vicini ci sono altri ragazzi che ascoltandoci, si uniscono a noi e manifestano lo stesso entusiasmo sulla fine dell’era Kibaki e kikuyu. Noto una cosa che non avevo mai notato prima. Si parla dei kikuyu come fossero la parte marcia del paese. Non era mai successo. Ho sempre visto kikuyu, digo e luo trattarsi come fratelli qui sulla costa. Brindiamo alle 10 del mattino, io con la mia Fanta, Moddy col suo caffè e loro con il passion juice.
Finita la colazione, Moddy mi dice che deve andare al garage di Ukunda perché il pulmino della sua agenzia ha qualche problema e è fermo da un po’ di tempo. E così saliamo di nuovo in macchina e andiamo verso la parte di Ukunda che ancora non avevo mai visitato. A destra dell’African Pot, Ukunda non si chiama più Ukunda, ma Diani. Non lo sapevo. Io fino a oggi sono sempre stata in quella Ukunda che si chiama Ukunda e che all’angolo dell’African Pot sta a sinistra. Felice di esplorare una nuova zona, mi sento quasi in gita scolastica.
A quell’ora la gente è più che attiva in paese. Tutti che camminano e che sicuramente vanno a votare. Anche a Ukunda i seggi elettorali sono ospitati dalle scuole e da qualche altra struttura. Incontro Federico che con orgoglio mi mostra il suo mignolo. Ne avevamo parlato nei giorni scorsi di quanto fosse importante andare a votare se realmente si desiderava esprimere la propria volontà su chi dovesse essere il nuovo presidente. E mi aveva giurato che sarebbe andato a votare. Da lontano vedo anche Ali che sta per prendere un matatu per la spiaggia. Ci salutiamo di corsa e ci diamo appuntamento al pomeriggio per una chiacchierata con Mbete, il direttore della Little Roots Academy, la scuola privata presso la quale, grazie a alcune donazioni ricevute, ho iscritto Ali.
Arriviamo al garage e il meccanico ci offre un chai (tea). Ci sediamo sotto il sole cocente, io sudata come al solito, a bere un chai caldissimo. Tutto in clima con quel che sta accadendo nei seggi. L’esito dello spoglio dei voti avrebbe scaldato in qualche modo gli animi nei giorni a seguire, qualunque sarebbe stato il risultato.
Sono felice di essere qui proprio ora che nel paese che amo forse le cose cominceranno a migliorare. Non si può fare a meno di parlare di politica con tutti. E anche con il meccanico è inevitabile. Il pulmino passa in secondo piano.
In tutto questo parlare non ho dimenticato Sara e chiedo a Moddy di riaccompagnarmi al luogo del mio appuntamento. Salutiamo, ringraziamo per il chai e andiamo.
Sono quasi le 11 e Sara ha ancora tempo per arrivare. Spero abbia fiducia in me e abbia creduto che io sarei venuta a aspettarla. D’altronde, perché avrei dovuto mentirle e prometterle di aiutare la piccina se non ne avessi avuto reale intenzione? Che scherzo crudele sarebbe stato?
Aspettiamo sotto al sole perché sotto la tettoia è pieno di gente che aspetta il matatu.
Sono le 11.20 e tempo e persone continuano a scorrere senza grosse novità. Infinite dita blu e violastre passano davanti ai miei occhi. Di Sara ancora nessuna traccia.
Ma eccola che corre con Queeny legata a sé dal solito kanga. Ci abbracciamo. Siamo tutte e due sudatissime. Non perdiamo tempo a salutarci. Lascio Moddy con la promessa di sentirci presto e corriamo verso l’ospedale.
A volte il pole pole va a finire chissà dove. Mentre corro mi dico che potrei crepare per il caldo che fa. Rallentiamo e parliamo un po’. Sara continua a ringraziare Mungu e mi dice che non ha fatto colazione. E neanche Queeny. E che è un po’ di tempo che Queeny non mangia. O meglio, accetta solo il seno della mamma e non riesce a mangiare il resto. Ha già due anni e Sara oramai non ha più latte da darle. Sono mortificata. Cosa si fa in questi casi?
Mentre chiacchieriamo e camminiamo a passo svelto, di fianco a noi si ferma una macchina. Sara e l’autista parlano in kidigo e io non capisco molto. Ma in pochi secondi mi ritrovo seduta sul sedile posteriore con le mie due compagne. Mi chiedo cosa stia succedendo e chi siano quei ragazzi dentro quella macchina. Ma non oso proferire parola. Penso che sia un taxi e che alla fine dovrò sborsare qualche scellino. E mi dico, vabbé, Sara avrebbe dovuto dirmelo, o quanto meno chiedermi se fossi d’accordo.
E comincio anche a farmi una certa paranoia. E se Queeny non stesse poi così male e Sara si fosse messa d’accordo con questi per rapinarmi? Annamo bene annamo. E’ chiaro che per come conosco questo paese, tutto è possibile. Nella mia mente si consolida una certa forma di rassegnazione a quel che sta per accadermi, quando Sara, quasi a leggermi nel pensiero, mi tranquillizza e mi dice: “E’ mio fratello, ci accompagnano all’ospedale. Non devi pagar niente, stai tranquilla”. E Queeny mi sbava sulla spalla, quasi per tranquillizzarmi pure lei.
Arriviamo a quello che Sara fino a quel momento aveva chiamato ospedale. Risulta essere una piccola clinica privata. Detta così uno potrebbe pensare di trovare una certa igiene, un certo aspetto, una certa pulizia. Ma l’unica differenza tra un ospedale pubblico e questa clinica è che qui si paga, per cui c’è meno gente e si riesce a avere le cure nell’immediato. Se fossimo andate all’ospedale pubblico, forse avremmo dovuto aspettare l’intera giornata senza poi arrivare neanche alla visita per Queeny e a sera saremmo tornate a casa senza sapere nulla sulle bolle della piccolina.
Il dottore è molto gentile e è anche simpatico. Mi fa assistere alla visita. Chiede a Sara in Kiswahili se ha i soldi per pagare e rispondo io, sempre in Kiswahili. Mimi nikupe pesa, usijali. Ti do io i soldi, non preoccuparti. Si stupisce e mi sorride. Sara con un certo orgoglio gli dice che siamo amiche. Queeny gioca con i miei capelli, mentre il dottore spiega che bisogna farle un’iniezione. Quelle bolle sono dovute a una malattia che si prende tramite l’acqua che loro bevono. Ha detto il nome, ma era in kiswahili e non l’ho capito. Ma anche se me lo ricordassi, non saprei dire che malattia fosse. Ma chi se ne frega, l’importante è che il mio peggior timore fosse infondato.
Ad ogni modo, iniezione significa che bisogna distrarre Queen dalla vista della siringa, perché se la vedesse, sarebbe sicura lotta e opposizione, e il dottore avrebbe difficoltà a centrare il bersaglio.
Sara ha un’idea geniale. Tira fuori un seno, e la piccola, giustamente affamata, ci s’attacca a ventosa. E’ il momento giusto per colpire senza essere visti. Pic? Pic un corno. La bambina emette uno strillo acuto da spaccare i timpani. E’ chiaro che capisce di essere stata ingannata. Nel seno non ha trovato latte e per di più è stata attaccata alle spalle. I bambini sono intelligenti.
Io e Sara iniziamo una serie di “Pole” (mi dispiace) per calmare la bimba. Ma non riusciamo a trattenere le risate per quanto è stata buffa l’espressione di Queeny quando s’è resa conto d’avere un ago infilato sulla chiappa. Sara dovrà riportare la bambina nei tre giorni a seguire per altre iniezioni. E poi, su garanzia del dottore, starà bene. Paghiamo 2000 scellini. E andiamo via.
Sara prosegue una serie di ringraziamenti a Mungu e a me iniziati il giorno prima, e camminiamo alla ricerca di un matatu che mi riporti a “casa”. Decido di lasciarle qualche scellino per la colazione, per il pranzo, per i giorni a seguire, perché Sara è sola e Queeny ha bisogno di un’alimentazione regolare. Sara mi promette di portarmi la bambina quando starà meglio, così la farò giocare come al solito. Dice che Queeny si diverte molto quando è con me. E lo so, perché anche io mi diverto molto. Ci infariniamo come cotolette sulla sabbia e poi contiamo fino a 10 prima di correre a lavarci. Lei lava me, io lavo lei.
Il fratellino gemello di Queeny morì tra le braccia di Sara di malaria e di mancanza di soldi per le cure. Sara quella notte era da sola e pensava che non aveva neanche un posto dove seppellire il corpicino del suo bimbo. Questo è Kenya. Questa è Africa.
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Kenya: Diani/Ukunda - Federico parla un buon italiano e lavora per WT-Safaris
Federico è uno dei primi ragazzi che ho conosciuto a Diani Beach nell'estate 2006. Alloggiavo al Papillon Lagoon e in una delle nostre infinite passeggiate, io e Chiara ci spingemmo fino al Diani Sea Lodge. E' li davanti che lavora Federico. Ci disse che lavorava per l'agenzia WT-Safaris, e ci chiese se avessimo già fatto safari, se fossimo già state a Wasini o Funzi e insomma, ci fece tutte quelle domande di rito che il suo lavoro richiedeva.
Io avevo già prenotato il safari con Janoland tours and Safaris, ma Chiara e gli altri non avevano ancora fatto nessuna escursione. Chiacchiera di una cosa, chiacchiera di un'altra, vuoi perché finalmente avevamo trovato qualcuno che parlasse l'italiano, vuoi perché Federico quando ci si mette diventa proprio convincente, accettammo di fare con lui l'escursione all'isola di Wasini.
Come si può leggere dal racconto che ho scritto sul mio primo viaggio, l'escursione per me andò benissimo. Mi sono divertita come una pazza e a Wasini ho lasciato un pezzo di me.
Federico lavora sempre di fronte al Diani Sea Lodge. Un'escursione a Wasini con lui può costare dai 40 euro in su. Nel video dice dai 45 euro in su, ma se gli direte che arrivate da questo blog, sarà disposto a scendere a 40. E se sarete tanti, anche a 35.
Non è detto che prenotando l'escursione con lui, poi lui vi accompagni in escursione, questo perché è stato scelto dalla sua agenzia per stare in pianta stabile sulla spiaggia in attesa dei turisti. Riesce a vendere talmente bene che è importante che ci sia sempre qualcuno che vale e che sappia relazionarsi con la gente. Spesso diventa insistente, ma solo perché c'è una forte concorrenza con i tour operator. E perché diciamocelo, anche in Kenya, gli affari sono affari, e quando uno entra nel giro, difficilmente gli da poca importanza.
Ricordate sempre una cosa importante. Quando fate una promessa, dovete mantenerla. Se date la parola a Federico per una qualsiasi gita, vi prego di mantenerla, perché oltre al fatto che le promesse se non si ha intenzione di mantenerle, è meglio non farle, Federico ha una certa età, e come tutti, quando gli vien detto "ok, farò questa escursione con te", lui si fa i conti su quanto riesce a portare a casa alla sua famiglia. E far saltare in aria quei conti, non lo trovo corretto, né se si tratta di Federico, né se si tratta di qualsiasi altro lavoratore.
Federico è una brava persona, e se gli darete fiducia, vi farà conoscere realtà di Ukunda che a pochi sono note. Sarà anche un buon amico di lunghe chiacchierate. La sua età gli permette di raccontare cose che i giovani d'oggi non conoscono e non hanno vissuto, in un paese dove tutto sembra essere fermo ma in realtà è in continua evoluzione.
Conosco tante altre persone che si sono rivolte a lui per i safari e per le gite che si possono fare da Diani, e finora nessuno è stato deluso.
Per cui mi sento di fargli pubblicità su questo blog e di darvi il suo numero di telefono:
+254710245595
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Kenya: Diani/Ukunda - Il Kenya visto con gli occhi di Filippo (9 anni)
Questa estate in vacanza siamo stati in Kenya!!!!! Stupendo! Io lo desideravo tanto e il 7 agosto 2007 siamo finalmente partiti. Appena arrivati siamo saliti su una gip. Durante il tragitto guardavo fuori dal finestrino i bambini dalla pelle scura,le case il paesaggio.
Il nostro albergo si chiama Tiwi biic e li' abbiamo fatto subito amicizia con Antonio un animatore che parla benissimo l'italiano perche' e' di Malindi. L'albergo e' cosi': lungo, con un baobab di fronte a una piscina lunghissssima, c'erano anche le scimmie con le parti basse azzurre. Erano velocissime a rubarci le creps alla cioccolata. Alla sera c'era sempre uno spettacolo e a volte la disco.
La spiaggia era bianchissima e il mare limpido con l'alta e la bassa marea. Nel nostro albergo c'erano tanti bambini francesi e anche se non ci capivamo bene giocavamo a biliardo e in spiaggia.
IL 12 agosto siamo andati a Kisite che e' un parco naturale, abbiamo visto tanti pesci colorati ma io non sono riuscito a vedere i delfini. Abbiamo mangiato tanto pesce. E' stata una escursione molto bella.
Finalmente 4 giorni dopo siamo partiti per il safari!!! Prima siamo andati a Tsavo est dove abbiamo visto i leoni maschi a 800 metri e le leonesse a 20 metri abbiamo visto tante zebre, impala, gazzelle, giraffe, facoceri bufali e tanti "Pole Pole " cioe' elefanti anche con i piccoli. Poi siamo andati al Parco Amboseli che e' stato quello che mi e' piaciuto di piu' perche' abbiamo visto animali nuovi come le iene, gli ippopotami, gli gnu e anche i ghepardi con i cuccioli. Ho fatto una foto bellissima e quando la guardo perche' e' attaccata al muro della mia camera mi ricordo del Kenya, in mezzo a una savana circondato da migliaia animali liberi. In questa foto ci sono i ghepardi: erano in tre, un maschio e due femmine in caccia. Io non avevo paura anche se erano solo a 25 metri di distanza.
I ghepardi hanno le macchie come i leopardi. Sono agili e anche molto veloci, hanno due lacrime nere che scendono dagli occhi. Hanno anche dei baffi che, come tutti i felini, servono da sensori, cioe' per saltare gli ostacoli. Uno era in piedi , uno seduto e uno sdraiato, alle loro spalle c'erano i bufali che brucavano l'erba e dietro ai bufali una foresta fittissima . Era la mia prima volta che vedevo i ghepardi, erano bellissimi.
Allo Tsavo Ovest abbiamo visto i coccodrilli ma non il leopardo, peccato!
La nostra guida si chiamava Gion. Era di pelle scura alto cira un metro e sessanta ed era anche molto bravo, parlava sempre in inglese con papa' e la mamma che poi mi dicevano cosa aveva detto.
Mi piacerebbe tornare al Masai Mara.
Vi consiglio di andare a fare il safari in Kenya perche' e' un'esperienza fantastica e non la dimentichero' mai.
Filippo B. anni 9
Il nostro albergo si chiama Tiwi biic e li' abbiamo fatto subito amicizia con Antonio un animatore che parla benissimo l'italiano perche' e' di Malindi. L'albergo e' cosi': lungo, con un baobab di fronte a una piscina lunghissssima, c'erano anche le scimmie con le parti basse azzurre. Erano velocissime a rubarci le creps alla cioccolata. Alla sera c'era sempre uno spettacolo e a volte la disco.
La spiaggia era bianchissima e il mare limpido con l'alta e la bassa marea. Nel nostro albergo c'erano tanti bambini francesi e anche se non ci capivamo bene giocavamo a biliardo e in spiaggia.
IL 12 agosto siamo andati a Kisite che e' un parco naturale, abbiamo visto tanti pesci colorati ma io non sono riuscito a vedere i delfini. Abbiamo mangiato tanto pesce. E' stata una escursione molto bella.
Finalmente 4 giorni dopo siamo partiti per il safari!!! Prima siamo andati a Tsavo est dove abbiamo visto i leoni maschi a 800 metri e le leonesse a 20 metri abbiamo visto tante zebre, impala, gazzelle, giraffe, facoceri bufali e tanti "Pole Pole " cioe' elefanti anche con i piccoli. Poi siamo andati al Parco Amboseli che e' stato quello che mi e' piaciuto di piu' perche' abbiamo visto animali nuovi come le iene, gli ippopotami, gli gnu e anche i ghepardi con i cuccioli. Ho fatto una foto bellissima e quando la guardo perche' e' attaccata al muro della mia camera mi ricordo del Kenya, in mezzo a una savana circondato da migliaia animali liberi. In questa foto ci sono i ghepardi: erano in tre, un maschio e due femmine in caccia. Io non avevo paura anche se erano solo a 25 metri di distanza.
I ghepardi hanno le macchie come i leopardi. Sono agili e anche molto veloci, hanno due lacrime nere che scendono dagli occhi. Hanno anche dei baffi che, come tutti i felini, servono da sensori, cioe' per saltare gli ostacoli. Uno era in piedi , uno seduto e uno sdraiato, alle loro spalle c'erano i bufali che brucavano l'erba e dietro ai bufali una foresta fittissima . Era la mia prima volta che vedevo i ghepardi, erano bellissimi.
Allo Tsavo Ovest abbiamo visto i coccodrilli ma non il leopardo, peccato!
La nostra guida si chiamava Gion. Era di pelle scura alto cira un metro e sessanta ed era anche molto bravo, parlava sempre in inglese con papa' e la mamma che poi mi dicevano cosa aveva detto.
Mi piacerebbe tornare al Masai Mara.
Vi consiglio di andare a fare il safari in Kenya perche' e' un'esperienza fantastica e non la dimentichero' mai.
Filippo B. anni 9
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Kenya: Diani/Ukunda - Al Southern Palms Resort troverete Abdul, Bongo e Zula
Abdul
Bongo
Zula

Abdul, Bongo e Zula lavorano per una delle tante agenzie di Diani Beach e come tanti ragazzi lungo la costa, svolgono il loro lavoro sulla spiaggia, dove l'afflusso dei turisti è cosa certa. Li potete trovare di fronte al Southern Palms Resort. Ho avuto modo di conoscerli grazie a Cosma, uno dei tanti che m'hanno contattato prima del proprio viaggio a Diani per qualche consiglio su come organizzarsi.
Spesso succede che chi va a Diani e incontra qualcuno che io ancora non conosco e non ho inserito nel blog, colga l'essenza e la bellezza di altre persone che meritano una possibilità. E questo blog di possibilità ne da davvero tante. Non tantissime, ma diciamo che dona una certa visibilità a ragazzi che magari di primo impatto non ti danno l'impressione di meritare la tua fiducia.
Avrei dovuto incontrare Cosma in Kenya a agosto 2008, ma per una serie di coincidenze sfavorevoli, non siamo riusciti a trovarci. Gli avevo lasciato il mio numero di cellulare troppo tardi, quando oramai tutt'e due non potevamo leggere le risposte alle nostre mail. E così, una volta a Diani, lui ha fatto la sua vacanza nella zona del Southern Palms e io nella mia zona solita (tra il Diani Sea Resort e il Kole kole).
E è li che Cosma ha avuto modo di trascorrere del tempo con Abdul, Bongo e Zula.
Quando è tornato in Italia, ha trovato il mio numero di cellulare e mi ha contattata via sms chiedendomi di incontrare i tre ragazzi perché a suo dire meritavano un posto nel mio blog.
"Quando sono arrivato a Diani mi sono tuffato subito a vivere il più possibile i giorni che avevo a disposizione, che "in loco" era molto più evidente che non qui quanto fossero maledettamente pochi. Non ho pensato a consultare la mia posta perchè letteralmente non c'era tempo. In ogni modo sono stato bene ed ho vissuto la mia permanenza lì in modo "verticale", quindi più che soddisfacente. E' andata così bene che ora mi ritrovo a Bari a progettare l'invio di un gruppo elettrogeno (e altro...) a Mwakamba, il villaggio di diseredati dietro il fiume a nord di Diani. Ma ti racconterò tutto dopo.
Ora vorrei chiederti se ti è possibile "aggiungere" al tuo blog i nomi e le foto di tre beach-boys coi quali ho legato lì e che, a mio giudizio, lo meriterebbero. Ho parlato loro di te e della tua iniziativa e per contattarti ho potuto solo indicare di rivolgersi ai ragazzi di "Waterlovers". Ora che ho il tuo numero (di lì, credo) vorrei darglielo per sms, ma devo verificare tra poco se tu sei lì e se mi autorizzi a farlo.
I ragazzi si chiamano Zula,Bongo e Abdul. Stanno in permanenza (come tutti i gruppi di B.B.:ognuno un territorio fisso) sul lato sud del Southern Palms."
E così sempre per coincidenze sfavorevoli (telefonate e appuntamenti mancati), io e i ragazzi siamo riusciti a trovarci solo il mio ultimo giorno a Diani. All'appuntamento sono venuti solo Abdul e Bongo. Abbiamo chiacchierato, ho chiesto loro cosa fanno nella zona del Southern Palms, ho cercato di sondare il terreno per capire quanta voglia di lavorare avessero e quanto realmente meritassero un'opportunità.
La simpatia di Bongo mi ha conquistata immediatamente. Di una tenerezza infinita.
Ho deciso di usare le parole di Cosma per descrivere questo trio, che sono certa vi conquisterà.
"Sono felice che i ragazzi ti siano piaciuti. Anche Zula, che non hai conosciuto, è un ottimo elemento. Anzi, è quello che meglio sapeva capire che se non si muovono in avanti da quella condizione, raccoglieranno solo e sempre le briciole di tutti quei 'resorts'. Sapessi anche a me quante idee sono venute per poterli aiutare...ci sto pensando seriamente.
Per ora gli ho promesso, come ti ho scritto nella precedente, un gruppo elettrogeno che dovrebbe bastare per un po' di corrente a tre famiglie di Mwakamba, il villaggio dove abitano.
Che schifo, Roby. Gli manca tutto, in quelle tane di fango, e a 100 metri c'è acqua e corrente elettrica da spreco.
Ci vorrebbe una buona 'botta' di castrismo in Kenya, altrochè...
Va beh, vediamo cosa possiamo fare noi qui e ora..."
Con i ragazzi abbiamo stabilito come al solito i prezzi più giusti da proporre ai clienti che desiderassero fare un safari con loro, una gita a Wasini o Funzi, un'escursione a Mombasa e compagnia bella.
Qui di seguito i prezzi che abbiamo definito:
- Gita a Mombasa - 25 euro
- Safari Tsavo Est - dai 130 euro in su (a seconda di dove andrete a dormire e in base al mezzo di trasporto scelto tra jeep o pullmino)
- Gita a Funzi o Wasini - dai 35 euro in su
- Gita al reef 1300 scellini. Questo prezzo è diverso da quello dei ragazzi che stanno nella zona dal Kole Kole al Diani Sea Resort, questo perché il reef è più lontano e con la barca con il fondo di vetro consumerete più combustibile.
- Risalita del Congo River - 1300 scellini. Questa è una cosa che si fa solo nella zona dal Southern Palms a Tiwi beach. La consiglio a tutti perché arriverete al villaggio di Mwakamba e potrete trascorrere una giornata diversa immersi nella realtà locale, con le famiglie dei ragazzi.
Per gli altri prezzi, se volete farvi un'idea, guardate quelli di Damma tours. Più o meno con tutte le agenzie locali abbiamo definito quei prezzi. E' chiaro che io vi indico i prezzi che potete ottenere dopo una buona contrattazione. Dunque dovrete giocarvela con le vostre energie!
Che dirvi di più. Finora non avevo nessun contatto da offrirvi per quella zona di Diani. E sono certa che questi tre moschettieri vi faranno compagnia nel modo giusto, e l'amore per il loro paese vi verrà trasmesso giorno dopo giorno. Inevitabilmente tornerete in Italia con quello che in molti chiamano mal d'Africa.
Questo il loro contatto:
Abdul (Abdalla Suleiman Mkiamimi), Bongo (Athuman Omar Bagu) e Zula
Cellulare: +254736372429
Se desiderate qualche informazione in più sulla zona, o se desiderate contribuire anche all'acquisto del gruppo elettrogeno per il villaggio di Mwakamba, vi lascio il contatto di Cosma:
kosma@libero.it
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Kenya: Diani/Ukunda - Juma Mwahaya e il suo reef
Juma lavora al Diani Sea Resort. Non è un beach boys, ma lavora per commissione in hotel e fa parte dell'equipe che organizza le escursioni al reef con la barca dal fondo di vetro. Lavorare per commissione significa che se ha qualche cliente, guadagna, altrimenti torna a casa senza soldi.
L'ho conosciuto nell'agosto 2007 in un'occasione particolare. Una mia amica ha conosciuto Ali, il suo cuginetto e ha deciso di pagargli l'istruzione fino al termine della secondary school. Juma ha aiutato me e la mia amica con tutte le pratiche per l'iscrizione alla scuola di Ali.
Al mio rientro in Italia mi ha aiutata per tutte le pratiche per l'iscrizione a scuola del MIO Ali. E ancora oggi è lui che mi tiene aggiornata su ogni particolare riguardo i due bambini.
Juma è un ragazzo straordinario e posso assicurare che ci si può fidare di lui ciecamente. Spero che questo spazio lo ripaghi di tutta la sua bontà e generosità con cui mi ha aiutata senza MAI chiedere nulla in cambio.
Vi porterà al reef con la barca col fondo di vetro, vi mostrerà le bellezze del fondale marino di Diani e sarà a vostra disposizione per qualsiasi necessità.
Juma parla inglese. Mandategli un sms o scrivetegli una mail. Ditegli che vi manda Roberta. Sarà felice di accogliervi al vostro arrivo a Diani e di farvi anche da guida per le vostre escursioni extra, per Ukunda e dintorni.
Ecco i suoi recapiti.
Email: jmwahaya@yahoo.com
Cellulare: +254735225044
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Kenya: Diani/Ukunda - Baobab Beach Resort - Razzie di cibo in hotel
Il video parla da sé:)
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Diani Beach, Devu - Collabora con Janoland/Janotours & Safaris
Guarda il video qui sotto!
Devu collabora con l'agenzia locale di Diani che si chiama Janoland/Janotours & Safari. E' una collaborazione che non gli occupa tutta la giornata in quanto lavora come cameriere presso un hotel della zona di Diani Beach. Per poter aiutare la sua famiglia si è dovuto adattare alle leggi di mercato e alla famosa flessibilità, la stessa che porta me a fare almeno 3 lavori qui in Italia.
E' l'uomo dai mille contatti. Potrà accompagnarvi a Ukunda dal sarto per farvi confezionare un abito in stile africano. Se vorrete mangiare cucina locale o piatti a base di pesce e aragoste, lui ha i contatti giusti e affidabili.
Devu vive in una zona di Ukunda dove alcune case non hanno neanche il tetto. E ogni tanto, quando le sue finanze glielo permettono, da una mano ai suoi vicini di casa.
Lo stipendio medio di un cameriere è sui 60 euro mensili. E' per questo che, nonostante il lavoro in albergo, Devu ha scelto di collaborare anche con Janoland, in modo da poter arrivare a fine mese senza l'acqua alla gola e da poter dare una mano a sua sorella che ha un bimbo e nessun compagno che l'aiuti.
Il bimbo della sorella di Devu ha ora 5 anni e dovrebbe cominciare la primary school a Ukunda. Con i guadagni che otterrà dai contatti che riceverà tramite questo blog, Devu potrà mandare suo nipote in una scuola privata e permettergli di avere un'istruzione adeguata. La scuola pubblica in Kenya è sovraffollata e i maestri non riescono a seguire tutti i bambini nel modo migliore. E' per questo che Devu si impegnerà per avere il meglio per il suo nipotino.
Sappiate dunque che contattando lui per le vostre escursioni, aiuterete anche un bimbo a avere un futuro migliore.
Devu non parla italiano, ma non vi preoccupate, si farà capire benissimo.
Mandategli una mail o un sms prima del vostro arrivo a Diani Beach, ditegli che vi ho dato io i suoi riferimenti e state tranquilli che non vi deluderà.
Qui Devu si presenta da solo. Mentre facevo il video m'è venuta la stupidera e non riuscivo a frenare le risate. Scusatemi!:)
Il suo numero di cellulare è: +254723427426
La sua email è: mohdevu@yahoo.com
Diani Beach, Dicky - Kt-Safari è la sua agenzia
Dicky è il boss dell'agenzia Kt-Safari. E' una persona squisita che si ingegna per trovare le soluzioni più adatte a tutte le vostre esigenze. I prezzi che trovate sul sito sono tutti trattabili. Un buon prezzo per un safari di due giorni allo Tsavo Est resta sempre tra i 140 e 150 euro. Trattare è un obbligo, con lui e con tutti gli altri.
Dove trovarlo? Lui generalmente sta in agenzia, ma sarà sufficiente contattarlo un giorno prima della vostra partenza con un sms e si farà trovare di fronte al vostro albergo. Non sarà difficile trovare per la spiaggia i suoi ragazzi, sempre al lavoro e a caccia di turisti.
L'agenzia Kt-safari devolve parte dei suoi guadagni a una scuola che si trova in una zona poco raggiungibile dal turismo di massa e per la quale sono necessari gli stessi aiuti che siete soliti portare nelle scuole di Ukunda, più facili da raggiungere e più note. Per cui se vi affidate a Dicky, farete anche un'opera di bene.
Il 21 agosto 2007 io e alcuni amici siamo andati a visitare questa scuola. Guardate i video qui sotto. A breve verranno pubblicati gli altri:.
Kenya: In viaggio per Kidongo (Kwale District - 1 PARTE)
Kenya: In viaggio per Kidongo (Kwale District - 2 PARTE)
Kenya: In viaggio per Kidongo (Kwale District - 3 PARTE - La scuola)
Kenya: In viaggio per Kidongo (Kwale District - 4 PARTE - Gli abitanti di Kidongo)
Kenya: Diani/Ukunda - E questo è Dicky che racconta di Kt-Safaris
Ricordate di segnalare nel vostro sms che il contatto l'avete avuto da Roberta.
Scrivete in inglese.
Il suoi numeri di cellulare sono:
+254720831201
+254734461512 (questo lo usa più spesso)
e-mail: ktsafaris@yahoo.com
Kenya: Diani/Ukunda - Moddy di Dem Boom Tours and Safaris
Mohamed, Moddy per gli amici, nell'estate 2007 ha aperto la sua agenzia di safari e escursioni a Diani Beach, in Kenya. L'agenzia si chiama Dem Boom Tours e Safaris e si trova vicino al King's, in quella serie di nuove costruzioni dove presto altre agenzie locali si trasferiranno.
Moddy viene da un'esperienza passata come autista e guida turistica per conto di alcune agenzie locali, e finalmente quest'anno è riuscito a mettersi in proprio.
La sua agenzia organizza safari anche fuori dal Kenya, in Uganda, Rwanda e Tanzania.
I prezzi offerti sono competitivi ma in ogni caso consiglio a chi si accinge a fare una vacanza a Diani, di farsi fare un preventivo da più agenzie e poi scegliere quella che ispira maggior fiducia in termini di qualità/prezzo.
Contattare Moddy è facile. Sarà sufficiente mandare un sms dall'Italia o direttamente sul posto e lui si presenterà al vostro albergo per raccontarvi cosa la Dem Boom Tours and Safaris può fare per voi.
Cellulare: +254721625747
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Diani Beach, Ali e Saidi: Aragoste, granchi e pesce a volontà
Guarda video qui sotto!!
Questi sono Ali e Saidi. Cosa possono fare per voi? Se vi piacciono le aragoste, i granchi e il pesce, ecco due persone che si adopereranno per organizzarvi pranzi e cene succulente. A aragoste, granchi e pesce si aggiungono riso e frutta a volontà. Dove si mangia? Vi porteranno al villaggio dei pescatori. Vi daranno appuntamento al cancello del vostro Hotel, verranno a prendervi puntuali come un orologio svizzero (strano a dirsi per i famosi tempi Kenyoti, ma è la verità!!), e con un matatu vi porteranno a cena. Il posto dove mangerete è molto semplice, non sarà un ristorante di lusso, ma il cibo è cucinato bene, e è di ottima qualità.
Un buon prezzo? 1200 scellini. Le bibite non sono comprese. E a questa somma dovrete aggiungere il costo del matatu (25 scellini all'andata, e 25 scellini al ritorno).
Vale anche qui quanto detto per Juma (il capitano). Se avrete bisogno di qualsiasi informazione su come organizzare safari, gite, escursioni, potete chiedere a loro e vi accompagneranno mano nella mano da chi ha un'agenzia o da chi si appoggia a un'agenzia. Ricordate di scrivere nel messaggio che il contatto l'avete avuto da Roberta.
Scrivete in inglese.
Ecco il numero di cellulare di Saidi:
Saidi: +254733620829
Diani Beach, Mwinyi e Juma: Tuttofare a Diani Beach
Guarda il video qui sotto!
Mwinyi e Juma sono due ragazzi in gamba che lavorano a Diani Beach. Si ingegneranno per trovare la risposta a qualsiasi vostra esigenza. Un safari, un'escursione, una gita al reef quando la marea è bassa, una cena a base di specialità locali, un giro tra Ukunda e dintorni? Loro sono le persone che cercate. Sempre sorridenti e disponibili, vi scorteranno per le strade del distretto di Kwale e renderanno i vostri ricordi indelebili nella memoria.
Per l'organizzazione dei safari vi accompagneranno dal titolare dell'agenzia e vi verrà rilasciata regolare ricevuta.
Mwinyi è stato il mio primo studente quando sono arrivata a Diani Beach. Parla un po' di italiano, per cui se avete difficoltà con l'inglese, lui saprà venirvi incontro con poche frasi che ricorderà (mi auguro!!! ahah). Juma non parla italiano, ma la sua simpatia vi travolgerà e riuscirete a capirvi senza problemi. Donne, attenzione, Juma sta cercando una fidanzata italiana. Mi ha chiesto esplicitamente di scriverlo anche sul blog. E detto, fatto:)
E' carino, simpatico, intelligente e bravo. Ma non sta a me dirvelo!
A parte questo, di questi due ragazzi potete fidarvi. Sono davvero disponibili e gentili, i loro sorrisi vi cattureranno e vi accompagneranno per le strade di Ukunda e dintorni.
Se desiderate contattarli, fatelo un giorno prima del vostro arrivo a Diani e loro si faranno trovare di fronte al vostro albergo all'ora stabilita.
Dite loro che avete avuto il contatto da me, Roberta e che ho mantenuto la promessa anche sull'annuncio di Juma :))))
Cellulare: +254710267945
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